OPINIONI
Se ti senti lupo, niente veterinario
La guerra dei medici portoghesi contro il fenomeno dei Therian
C’era una volta l’Europa dei diritti, della tolleranza e del "ciascuno si senta ciò che vuole". Poi ecco che arriva il Portogallo che, con un colpo di spugna burocratico degno dell’oscurantismo più retrivo, infligge un duro colpo alla comunità dei Therian, ovvero coloro che, sentendosi spiritualmente o psicologicamente animali, chiedono solo di vivere in pace la propria natura selvaggia. Non un gioco di ruolo, ma una affermazione di identità, tanto da indossare maschere o code, assumendo comportamenti analoghi al proprio animale guida anche pubblicamente. È questo un fenomeno sempre più diffuso fra i giovani che, in una dinamica tipicamente social, sentono una necessità ormai incontrollabile di emergere in tutti i modi, finendo per essere coinvolti in queste stramberie che nulla hanno realmente a che fare con la biologia, come ad esempio accade per le questioni di identità sessuale.
E così perdonateci se prendiamo con ironia il fatto che un Ordine dei Medici nazionale come quello portoghese abbia sentito il bisogno di dare linee guida stringenti ai propri appartenenti su questo tema. Già, questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio… la ciotola. Mettiamoci nei panni, o nella pelliccia, di un fiero Therian lupo che vive a Lisbona. Passi la fatica quotidiana di ululare alla luna dal balcone di casa o il dover spiegare al capoufficio perché non usiamo la sedia ma preferiamo accucciarci sotto la scrivania. Ma quando ci svegliamo con un fastidioso prurito dietro un orecchio, a chi dovremmo rivolgerci? Al medico di base? Cosa può capirne un dottore di quartiere, specializzato in noiosissimi bipedi umani, di nodi al pelo e filariosi?
Eppure a Lisbona sono stati irremovibili: i veterinari devono curare solo gli animali "veri". Come se un furetto intrappolato nel corpo di un commercialista fosse meno reale di un gatto che si fa le unghie sul divano… Immaginiamo la scena: un Therian gatto, con una brutta allergia dovuta alla polvere del salotto, viene costretto ad andare in un normale pronto soccorso restando 10 ore accanto a un nonno con la sciatica e a un bimbo con l'influenza. Non sarebbe più dignitoso per tutti mandarlo nella sala d'attesa del suo “vet” di fiducia? Certo, dovrebbe ignorare il canarino nella gabbietta e resistere all'impulso di soffiare a un alano di passaggio, ma tutti noi che abbiamo posseduto un animale sappiamo che sono problemi superabili. E invece no. La burocrazia ha trionfato, costringendo i felini umani a subire l'umiliazione dell’ecografo sul petto depilato. A voler ben vedere, questo divieto non è solo una discriminazione, è pure un autogol economico. Si pensi all'indotto con l’aumento dei dati di vendita su collari elisabettiani di design e vaccini contro la rabbia… Tra il serio e il faceto, l'appello, insomma, è che Lisbona ci ripensi. Se un cittadino si sente un pastore tedesco, ha il sacrosanto diritto di essere visitato da chi vuole e, se si comporta bene, di ricevere un biscottino a fine visita.
Nel frattempo, solidarietà ai fratelli Therian portoghesi: continuate a grattare la porta quando volete uscire. E se la mutua non vi passa il veterinario, fatevi portare al guinzaglio da un amico compiacente, sperando che il dottore non chieda il microchip.
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