IL CASO
Senza preti, meno messe
Tra quindici anni i sacerdoti del decanato di Varese saranno 32 in 39 parrocchie. Oggi sono 50
Altro che preti in missione permanente effettiva sui social, influencer a tempo pieno o addirittura testimonial di integratori alimentari. Fra un po’ saranno diventati una rarità come lo sono diventate le suore. Il caso di don Alberto Rovagnani, dal 2018 al ‘23 responsabile della pastorale giovanile nella parrocchia San Michele di Busto Arsizio e la cui decisione di abbandonare l’abito è diventato un caso nazionale, c’entra poco. Meglio, c’entra nella misura in cui contribuisce a inasprire cifre da Chiesa delle origini.
SARANNO OVER 40
Ne basta una: fra quindici anni i sacerdoti del decanato di Varese saranno 32 (ovviamente fatti salvi decessi e, appunto, rinunce) in 39 parrocchie (quindi meno di uno per realtà) contro i 50 di oggi e circa il 90 per cento avrà più di 40 anni.
Anche dal punto di vista sociale o sociologico, non solo religioso, siamo immersi in una vera e propria rivoluzione maturata nel breve volgere di pochi decenni e di cui non tutti i credenti sembrano essere consapevoli.
«Programmare la vita liturgica del presente e del futuro come se questo cambiamento non stia avvenendo è ingenuo e logora anche le persone più motivate. Come in ogni famiglia, ad un certo punto bisogna decidere su come investire le risorse disponibili cercando di capire cosa conta davvero e cosa invece non è indispensabile» afferma don Marco Paleari, parroco a San Massimiliano Kolbe dove coordina una delle comunità pastorali più grandi dell’intero decanato e dov’è in atto una sorta di gemellaggio con le diocesi dell’Etiopia che consente di disporre a rotazione di giovani preti da quel Paese.
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