CIBO
Sorbole, che bontà
Il frutto amato dai Romani è scomparso dalle tavole
Ordunque, siamo in gita a Bologna e qualcosa ci sorprende. Noi, maleducati di oggi, il più delle volte commentiamo tirando volgarmente in ballo l’organo sessuale maschile, o, se colti e timorati, tutt’al più esplodiamo in un “Caspita”. Ma il vecchio bolognese no: da lui sentiremo sicuramente esclamare “Sorbole!”. Accipicchia, che parola d’altri tempi. Acciderbolina, chissà cosa vuol dire. Vuol dire, semplicemente, che noi Italiani abbiamo perso memoria dei prodotti che ci regalava la nostra terra. Adesso, accanto a uliveti e vigneti nelle nostre regioni agricole si coltivano i kiwi, frutto nato a circa 18.500 chilometri dall’Italia, dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda. Importato, trionfa nei nostri supermercati lì di fianco ad arance, mele, pere e banane. Alzi invece la mano chi in un supermercato ha visto esposta la sorba, o sorbola, come più spesso è detto il frutto del sorbo. In Italia si conosce dalla notte dei tempi: i Romani, importatala dalla Grecia, la gustavano in quantità al vino o sott’aceto e anche oggi se ne consiglia il consumo con il vino o essiccata al sole. C’è chi la usa per i sorbetti e la sua confettura è ottima da abbinare ai formaggi.
Le povere sorbole sono bruttine, ma buone. Non a caso, il detto completo dei bolognesi era “Sorbole che bontà!”. Raggiungono al massimo i 4 centimetri di diametro, hanno un aspetto selvatico e irregolare, si trovano sia di forma tondeggiante, più simile a dei pomi, sia un po’ più allungate, come delle piccole pere. Quando sono pronte per essere raccolte le sorbole sono di colore giallo e rosso. La loro particolarità è che non vanno mangiate subito: i nostri contadini le mettevano a maturare sulla paglia finché non raggiungevano la giusta colorazione marrone. È per questo che tutti i proverbi e i modi di dire che hanno come protagoniste le sorbole vanno a significare che la pazienza è una gran virtù.
Ma che fine ha fatto la sorbola? Sparita dal nostro regime alimentare, mai stata o quasi nei supermercati, scomparsa anche dai mercati, si trova soltanto dai fruttivendoli più esigenti. Più esigenti con se stessi, ma anche con la loro clientela, dato che un chilo di sorbole ha un costo che varia dai dieci (fresche) ai venti (essicate) euro. E se al momento in cui il commerciante vi presenta il conto sta per venirvi un infarto niente parolacce: un bel respiro e dite “sorbole” anche voi. Chissà che di conto in conto e di sorpresa in sorpresa, caspiterina, con il passa parola non ritornino a essere un frutto popolare. Sì, ma anche nel prezzo però...
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