IL CASO
Strage di selvatici. Ma niente Cras
Sfuma la possibilità di creare il centro di cura nel rifugio di Giancarlo Galli: «L’emergenza resta»

È una strage, quella degli animali selvatici sulle strade del Luinese. Il bilancio di quelli morti sulle strade locali è drammatico.
Il riferimento non è ai petardi che si fanno esplodere il 31 dicembre, peraltro sempre meno viste le ordinanze dei sindaci, ma alle automobili che si scontrano con cervi, caprioli, volpi, cinghiali.
Questa è la notizia peggiore ma, accanto ad essa, vi è quella che sembra una vera e propria beffa. Il ticinese Giancarlo Galli, proprietario del Rifugio degli Animali Felici Onlus di Brissago Valtravaglia, che in queste notti è intervenuto sempre con la sua squadra, dice di avere cattive notizie rispetto alla possibilità di fare lassù il cosiddetto Cras, ossia il Centro di Recupero Animali Selvatici.
Precisa Galli: «Non intendo fare polemica ma qualcosa credo vada detto. Innanzi tutto ogni notte nelle ultime settimane, da questa estate ormai ininterrottamente, ci siamo mossi ed ogni mattina abbiamo bussato alle porte di cliniche lombarde a nostre spese per salvare animali feriti per strada, qualcuno anche al lago».
«Siamo andati - spiega - perché siamo stati chiamati dalle forze dell’ordine, dai vigili del fuoco, passando notti insonni, al freddo, come loro d’altronde, per non fare morire queste bestiole. Con la Regione si era intrapreso un dialogo importante per l’apertura di un Cras che, per una serie di problemi anche logistici, di spazi, di permessi, non è possibile fare. Una occasione persa, anche per il territorio che avrebbe avuto benefici da una struttura del genere».
«Lo accetto - prosegue il titolare del rifugio - ma credo che ci si nasconda dietro un dito se poi ad essere chiamato sono solo io. O forse, mi chiedo, sono solo io che intervengo dopo che le autorità chiamano anche altri?»
Galli ringrazia il governatore Attilio Fontana, i funzionari, gli assessori ed i consiglieri regionali che si sono mossi per capire se era fattibile questo progetto nel Luinese. «Credo - dice - che il problema non possa essere se ho un armadio separato da un altro o un capanno diverso per avere il permesso di aprire un luogo dove curare gli animali perché poi li curo qui da 15 anni e vivono bene. La politica, anche quella locale, lo sa bene perché anche gli stessi politici mi portano qui le loro bestiole da tenere e ne sono felice. Li porterebbero mai in un luogo poco sicuro? Basterebbe questo a chiudere il discorso».
«Quando non ci sarò io con i miei ragazzi, che cosa accadrà a questi ed altri animali? Dovrà forse prendere in carico tutto il locale Comune?. Non ne ho idea ma certo la legge sancisce il trattamento in buona salute degli animali, ogni sforzo anche economico per non farli soffrire. Il mio rammarico non è che non si farà qui un Cras ma che ogni giorno muoiano animali che non hanno un luogo in cui essere curati. È una strage più grande di quanto si possa credere, silenziosa».
Il Noè del luinese, come è stato soprannominato, confida che la Regione prosegua nel suo impegno per identificare un luogo per realizzare un Cras sulla fascia di frontiera tra Luino, Lavena, Porto Ceresio, perché, lo ripete come un mantra, «a me interessa che gli animali vivano, non che vivano per forza qui. Sono certo che il presidente Fontana e l’attento consigliere Giacomo Cosentino la pensino come me».
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