L’OPERAZIONE
Traffico di droga: dieci arresti
I carabinieri incastrano una banda di albanesi. Indagini scattate dopo l’omicidio di Canegrate
Hanno rastrellato il terreno del traffico di stupefacenti incastrando ben sedici grossi pusher: l’operazione antidroga dei carabinieri è scattata ieri mattina, martedì 30 ottobre: nel blitz sono finiti quattordici albanesi e due italiani, dieci dei quali colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Luisa Bovitutti su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe D’Amico.
L’eroina era al centro del loro business, ma i sedici trattavano anche cocaina e marijuana.
Le indagini partirono a novembre del 2016, in seguito all’omicidio dei cugini Alban e Agron Lleshaj, uccisi a Canegrate da una banda rivale nel controllo dello spaccio (il processo è in corso davanti al gup Piera Bossi).
Le intercettazioni telefoniche e ambientali, attivate per fare luce sul delitto di Canegrate, hanno portato a galla vari gruppi criminali albanesi dediti a quella attività, in grado di comprare significative partite di sostanze di varia natura destinate a essere distribuite all’ingrosso nel Milanese e nel Veneto.
Dietro le sbarre sono finiti Kastriot Mhmeti, Leonard Kalaj, Pllumb Delaj, Alfred Fufi, Fatjon Bardhoku, Nicoara Timis, Massimiliano Di Leo, Ilir Aliu, Xhuliano Aliu e Ina Cela.
Il resto del gruppo è a piede libero.
«Le modalità e le circostanze della condotta delittuosa degli indagati - si legge nell’ordinanza - denotano la loro spiccata pericolosità sociale, che emerge per alcuni di essi dal ruolo dirigenziale assunto (Mehmeti, Delaj, Bardhoku, Aliu Ilir), per gli altri per la particolare spregiudicatezza dimostrata nella consumazione di reati qualificati da un forte disvalore penale (Kalaj, Fufi, Timis, Di Leo, Aliu Xhulian e Cela)».
E ancora: «Tutti i predetti indagati, salvo Di Leo e Cela, trafficano in modo professionale e organizzato, quasi si trattasse di una lecita attività lavorativa, e hanno dato vita a cellule criminali che si muovono secondo protocolli collaudati, contando su fonti di approvvigionamento ricche e sicure e su introiti notevoli grazie ai numerosi clienti e all’estensione temporale delle condotte contestate».
Questo quadro così particolareggiato è emerso dalle conversazioni captate sull’utenza di Bardhoku: da lì gli inquirenti hanno individuato un canale di traffico di eroina gestito da Ilir Aliu e dai suoi nipoti Xhuliano Aliu e Pelebjanko Aliu (che si trovava già in carcere per una condanna definitiva per il possesso di 5 chili di eroina).
A quel punto gli investigatori sono arrivati a un altro albanese, Eraldo Buzio che gestiva il commercio di marijuana tanto che a ottobre del 2017 venne arrestato con 170 chili di erba. Intercettazione dopo intercettazione, militari e procura sono arrivati a Pllumb Delaj, che si avvaleva dei suoi “luogotenenti” tra cui Kastriot Mehmeti.
«Portami la lavatrice verso le otto e mezzo», era uno dei loro messaggi in codice. Ma la metafora non ha ingannato i carabinieri.
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