LE OPINIONI
Trump vuole remigrare pure i fenicotteri
La battaglia del popolo albanese contro il resort sull’isola protetta
C’è qualcosa di poetico e simbolico nel vedere l’austero e geometrico ordine del turismo di lusso globale incepparsi a causa di un volatile che passa metà della vita a dormire su una zampa sola. Eppure, in Albania la geopolitica del mattone ha trovato il suo peggior incubo in un’ondata di piume fucsia. La cosiddetta “Rivoluzione dei fenicotteri” è la risposta popolare al piano filantropico - si fa per dire - di Jared Kushner, genero di Donald Trump, di trasformare l’isola di Saseno e la laguna protetta di Vjosa-Narta in un mega-resort per miliardari annoiati. Tutto è iniziato, come in una rom-com hollywoodiana, con un idillio d'amore. La signora Kushner, al secolo Ivanka Trump, figlia del pupazzone che si spaccia per presidente degli Stati Uniti, ha raccontato di aver nuotato dal panfilo di chissà quale oligarca fino all’isola incontaminata, di aver camminato scalza fino alla cima e di essere rimasta rapita, purtroppo non letteralmente, da quella natura selvaggia. Una fascinazione così pura e spirituale che la prima reazione della dinastia Trump è stata quella più ovvia: «Che meraviglia, facciamoci subito un bel resort da diecimila stanze con piscina a sfioro». Fin qui niente di nuovo, considerando che quello è lo stesso progetto per Gaza ma il problema è che, a differenza di quanto accaduto in Danimarca per la questione Groenlandia, a benedire l’operazione da svariati miliardi di dollari è stato il premier albanese Edi Rama in persona. Lo ricordiamo in ginocchio davanti a Giorgia Meloni, quindi possiamo immaginare in che posizione si sia messo di fronte a Trump, fatto sta che Rama, per facilitare l'ascesa del turismo di nicchia, quella di chi possiede un jet privato per capirci, ha persino modificato le leggi sulle aree protette. Dopotutto, a cosa servono 200 specie di uccelli migratori, foche monache e tartarughe marine quando puoi avere un campo da golf a 18 buche? Gli esperti spiegano che l'area ospita l’1% della popolazione mondiale di fenicotteri, ma nel nuovo corso economico albanese, l'unica percentuale che conta davvero è il ritorno sull'investimento del fondo Affinity Partners. Ma Edi, Jared e Ivanka non avevano fatto i conti con un fattore ormai secondario per qualsiasi governo: il popolo. Quello albanese, nella circostanza, visto che da giorni Tirana e Valona sono invase da migliaia di manifestanti armati non di molotov, ma di fenicotteri gonfiabili e sagome di cartone rosa shocking. Lo slogan “L’Albania non è in vendita” è il grido di battaglia di una coalizione bizzarra ma unita e agguerritissima: ambientalisti, nostalgici del demanio pubblico e cittadini furiosi che ricordano a Ivanka che i sogni a piedi scalzi sono belli, ma le speculazioni edilizie un po' meno. «Non c’è alcuna possibilità che gli investimenti si fermino finché ci sarò io», ha tuonato il premier, con la tipica flessibilità democratica di chi confonde il piano regolatore con il catalogo di un'agenzia immobiliare e, mentre i bulldozer hanno iniziato a recintare le dune millenarie di Saseno, la tensione sale. La sfida fra l'eleganza di questi volatili e l'arroganza e il cattivo gusto trumpiano è quindi aperta, ma purtroppo per i fenicotteri la resa è inevitabile. Non solo devono combattere i burini americani, ma purtroppo nei giorni scorsi è emerso un aspetto che è garanzia di sconfitta. Il sostegno dell'Unione Europea.
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