MANO TESA
La fragilità, il disagio dei ragazzi, l’opera di Gulliver
Cresce l’emergenza giovani. Lo sforzo quarantennale del centro varesino per aiutarli
Quarant’anni fa la sfida si chiamava eroina. Oggi il nemico è più subdolo, viaggia sugli schermi ed è una dipendenza da virtualità già battezzata «nicotina digitale». Una piaga che si riflette pienamente nell’emergenza giovanile dei nostri giorni. In questo scenario, il Centro Gulliver si conferma una “antenna dei bisogni”, capace di intercettare le necessità del tempo per tradurle in aiuto concreto.
Quarant’anni di storia
Sempre punto di riferimento per la comunità, l’ente ha celebrato ieri, in Carrozze Hub, il suo quarantesimo anniversario di fondazione con il convegno “Ieri oggi domani”, alla presenza delle massime autorità cittadine, tra cui il prefetto Salvatore Pasquariello, il sindaco Davide Galimberti e la giunta comunale.
Nella tavola rotonda moderata da Marcello Vitella – a cui hanno partecipato Marco Giovannelli (direttore di VareseNews), Giovanni Croci (direttore sanitario del Gulliver), il socio onorario Guido Bonoldi e Massimo Folador (presidente di Askesis) – è stata tracciata la storia dell’ente, che procede da sempre insieme a quella del territorio. Per quanto riguarda l’oggi, è emersa la fotografia di un isolamento sociale diffuso, alimentato dalla dipendenza da internet e da un analfabetismo emotivo che mina la crescita dei ragazzi. La dematerializzazione dei rapporti, esasperata dai social, priva le nuove generazioni della capacità di “leggere” le emozioni reali dell’altro e di tollerare le frustrazioni.
I numeri
A fronte di questa emergenza, il Gulliver risponde con i numeri del suo impegno. Lo scorso anno sono state ben 3.465 le persone aiutate dall’ente; di queste, 1.032 hanno usufruito del Consultorio Familiare. L’incidenza della componente giovanile è in forte aumento: su 167 persone in carico ai servizi sociali, ben 116 sono under 25.
Multidisciplinarietà
«Numeri significativi che raccontano dell’impegno, della professionalità e dell’attenzione degli operatori del centro», spiega Raffaella Valenti, direttore del Centro. Un’attività resa possibile da una formula precisa: «Grazie a un’offerta integrata e multiprofessionale - commenta il direttore sanitario Giovanni Croci - riusciamo a rispondere a più persone, personalizzando il percorso per rendere la salute mentale accessibile a tutti». Per stare quarant’anni al servizio dei più fragili non bisogna mai perdere la speranza. «Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto», ha dichiarato il presidente Emilio Curtò, citando Alessandro Baricco. «Sentiamo l’esigenza di portare lo sguardo oltre i confini del Centro per incontrare la cittadinanza: tutti oggi sono fragili e possono aver bisogno di aiuto».
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