DISAGIO
Malati di social in cura all’Asl
Quattordicenni seguiti dal Servizio prevenzione per liberarsi dalla schiavitù del mondo virtuale. Ma anche adulti
Cinque ore attaccati al social. A volte anche di più. In modo più o meno esclusivo. Perché i ragazzi hanno il cellulare come appendice della mano e sono sempre altrove, connessi anche quando pranzano, studiano, guardano la tivù. Qual è il limite oltre il quale essere collegati diventa malattia? «Non è facile tracciarlo - dice Claudio Tosetto, responsabile del Servizio cura delle dipendenze dell’Asst Sette Laghi - ma l’uso alterato dei social è un dato di fatto che anche nella nostra realtà ha già portato alcuni ragazzi a essere curati dai servizi sanitari pubblici per dipendenza da tecnologia digitale». In cura come se si andasse a fare un controllo dallo specialista per una patologia del corpo. Gratuitamente, se si è minorenni. In cura in ospedale (nei servizi collegati all’Asst Sette Laghi, cioè al Dipartimento per le dipendenze). Perché non sapersi staccare, soprattutto dai cosiddetti istant messaging e dai social, è una malattia.
«I numeri non sono per fortuna enormi - aggiunge Tosetto - ma abbiamo avuto già in cura una decina di adolescenti, mentre promuoviamo, se possibile, incontri nelle scuole». Gli strumenti utilizzati sono diversi a seconda dell’età. Gli adulti sono grandi appassionati di computer, dai videogiochi ai siti non esattamente da educandi, mentre i ragazzini e in generale i giovani sono “malati” di app per comunicare scrivendo, per immagini e a voce. «Non è soltanto la quantità di ore a determinare la differenza tra ragazzino che va aiutato a staccarsi dallo smartphone, ma anche l’esclusività del rapporto». In pratica: se per comunicare via tastiera si cancellano tutti i contatti diretti con il prossimo, c’è qualcosa che non va. Non è facile capire quando serve una cura, meno che meno quando rivolgersi a un estraneo per fare aiutare il propri figlio (ma anche se stessi) a uscire dall’incubo. «Non serve a nulla sottrrarre o nascondere il cellulare», afferma il medico a capo di Contatto, il centro che cura le dipenenze dei ragazzi fino ai 21 anni e che segue, per gli adulti, il Sert. «Bisogna contrattare le regole e imporre un minor utilizzo». Il periodo di cura, che di solito si declina in un trattamento psicologico della durata media di 2-3 mesi, coinvolge anche la famiglia, per quanto possibile.
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