IL CASO
Piove sulla pizza: la disavventura di un gruppo di liceali
La “pizzata” per celebrare la fine dell’anno scolastico e lo sgradevole imprevisto. Cena sotto l’acqua ma niente sconto. E’ accaduto a Varese
Terminato l’anno scolastico è tradizione consolidata quella che vede le differenti classi ritrovarsi in una pizzeria per festeggiare, collegialmente, l’inizio delle vacanze estive.
Un rito sociale
Questa “ritualità” è impor-tante e significativa, soprattutto perché, nell’età dell’adolescenza, aiuta gli studenti a rinsaldare ed approfondire quei rapporti di amicizia che, spesso e volentieri, daranno luogo alle amicizie più durature e più vere. Del resto, anche tramite questo “rito” sociale, gli adolescenti escono, progressivamente, dal guscio del precedente mondo dell’infanzia, per addentrarsi nel mondo reale che, ben presto, si svelerà in tutta la sua complessità ed anche in tutta la sua contraddittorietà. Così darsi un appuntamento in centro città, organizzarsi per prenotare i posti in pizzeria, fare poi tutti insieme quattro passi dopo la pizza costituiscono tutti dei momenti tramite i quali i giovani iniziano ad assaporare una loro sempre maggiore autonomia per cui si percepiscono come “sempre più grandi” ed indipendenti.
I posti all’esterno
Ebbene, proprio entro questa diffusa prassi sociale, sono venuto a conoscenza di una singolare vicenda varesina che merita una riflessione. Infatti una prima classe di un liceo ha prenotato i posti per una ventina di studenti presso una nota pizzeria. I posti riservati dal gestore di questa pizzeria a questa classe di adolescenti erano quelli all’esterno della pizzeria. Ora dell’appuntamento: le otto e trenta di sera.
La pioggia a catinelle
I ragazzi arrivano puntualmente in pizzeria, vengono fatti accomodare anche se devono poi aspettare (?) fino alle nove per poter fare l’ordinazione. Quando finalmente arrivano le pizze inizia però a piovere a catinelle. Che fare? Il gestore non batte ciglio e consegna le pizze sotto l’acqua piovana come se tutto fosse normale e perfettamente regolare. Ma se utilizzano dei tavoli esterni alla pizzeria non si dovrà anche predisporre una protezione in caso di pioggia? L’autorizzazione municipale per utilizzare lo spazio pubblico all’aperto non prevede forse questa norma di buon senso e di contemporanea decenza civile? Naturalmente il buon senso risponderebbe positivamente a questa domanda. Ma in questo caso l’affabile “gestore” si defila e abbandona senz’altro i ragazzi all’acqua piovana che li inzuppa, creando anche un nuovo e singolare prodotto, ovvero la “pizza all’acqua piovana”. Inutile aggiungere come questa “pizza all’acqua piovana” non abbia riscosso un grande successo presso i ragazzi i quali sono stati abbandonati sotto l’acqua piovana. Il “gestore” non ha infatti accennato neppure un tentativo per cercare di ricoverare all’interno della pizzeria questi giovani clienti. Semplicemente li ha abbandonati all’acqua, voltando la testa in un’altra direzione. Terminato questo scempio piovorno i ragazzi hanno pagato il conto di tutte le pizze, senza che il “gestore” abbia accennato ad un possibile “sconto collettivo” per scusarsi del (pessimo) servizio.
Troppo educati
Il “gestore” non lo ha fatto e gli adolescenti - forse anche troppo educati - hanno fatto buon viso a cattiva sorte. Tuttavia, è lecito chiedersi se il “gestore” avrebbe mantenuto lo stesso comportamento incivile e predatorio se, invece di giovani adolescenti, avesse avuto a che fare con degli adulti: li avrebbe abbandonati sotto l’acqua a catinelle senza dir nulla? Non si sarebbe scusato per non aver predisposto alcun riparo? E non sarebbe infine venuto incontro ai suoi clienti praticando uno “sconto” sul costo di pizze divenute immangiabili per l’acqua piovana?
Il profitto su tutto
Il “gestore” non ha fatto nulla di tutto ciò e così i ragazzi si sono trovati di fronte ad un comporta-mento palesemente rapace e predatorio, per il quale il servizio non conta nulla e tutto si concentra unicamente nel “far cassa” a qualunque costo e con qualunque mezzo. Anche a danno dei propri clienti. Non so chi debba intervenire in questi casi: la polizia municipale? I responsabili che rilasciano le autorizzazioni per l’utilizzo dello spazio pubblico? I controllori della qualità del cibo venduto? In ogni caso so invece che questi ragazzi hanno provato sulla loro pelle la feroce e predatoria vocazione di chi vuole comunque inseguire, a qualunque costo, il proprio profitto, calpestando tutto e tutti.
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