ECONOMIA E TERRITORIO
«Visione pluriennale, aggregazione delle Pmi e investimenti»
Il presidente Emanuele Orsini all’assemblea di Confindustria Varese nella sede di Leonardo
Se il Mezzogiorno è al centro dell’agenda politica attraverso strumenti come la Zes (Zona economica speciale), il Nord industriale – vera e propria locomotiva economica d’Italia – chiede a gran voce certezze, continuità e una strategia a lungo termine. A delineare le priorità del mondo produttivo è il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine dell’assemblea annuale di Confindusria Varese che si tiene oggi, lunedì 15 giugno, alla sede di Leonardo a Venegono Superiore.
L’appello alle istituzioni è chiaro: superare la logica delle misure "mordi e fuggi" legate alla singola legge di bilancio per abbracciare una programmazione pluriennale in grado di dare respiro e fiducia alle imprese che vogliono investire.
VISIONE INDUSTRIALE A LUNGO TERMINE
«Quello che avevamo chiesto già a partire da luglio dello scorso anno, e che continueremo a sostenere, è la necessità di investimenti supportati da una vera visione industriale del Paese» ha esordito Orsini. «Non si può parlare di economia e di sviluppo guardando solo al breve termine o all'orizzonte di una singola legge di bilancio. Serve una visione pluriennale».
Un esempio virtuoso di questa direzione, secondo il leader degli industriali, è rappresentato dall’arrivo dell’iperammortamento, una misura attesa dal mercato e considerata un ottimo incentivo per chiunque decida di scommettere e investire sulla crescita della propria attività.
PMI: FAVORIRE L’AGGREGAZIONE
Il focus di Confindustria, già proiettata verso la stesura della prossima manovra finanziaria, si stringe attorno al tessuto delle piccole e medie imprese, l’anello che oggi mostra le maggiori fragilità all'interno della catena produttiva.
Se le medie e le grandi aziende stanno registrando performance solide, le realtà più piccole continuano a soffrire. Per Orsini la soluzione passa inevitabilmente da riforme strutturali e incentivi dimensionali. Favorire i processi di aggregazione: per permettere alle piccole imprese di fare massa critica e competere sui mercati. Strutturare il sistema Paese: attraverso l’adozione e l’integrazione di tecnologie abilitanti, prima fra tutte l’Intelligenza Artificiale.
EMERGENZA DEMOGRAFICA E IL "PIANO CASA"
Un altro capitolo cruciale per la tenuta del sistema produttivo e sociale riguarda la demografia e la capacità di attrarre e trattenere i giovani talenti. In quest’ottica, il welfare e la disponibilità di alloggi diventano asset strategici. «Il problema demografico sarà fondamentale per il nostro futuro» ha avvertito il presidente. «Per questo motivo è essenziale che il “Piano Casa” venga attuato nel minor tempo possibile, offrendo risposte concrete per favorire l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro».
TAX EXPENDITURE: SANITÀ, SCUOLA E CRESCITA
Infine, Orsini ha rilanciato con forza una proposta di Confindustria legata alla revisione delle tax expenditure (le agevolazioni e detrazioni fiscali), muovendosi in una logica di profonda responsabilità sociale ed economica.
L’obiettivo è ridiscutere e ottimizzare una quota di circa 20 miliardi di euro (sui 120 miliardi complessivi di fiscalità), redistribuendoli equamente secondo una formula "30-30-30" focalizzata sui pilastri del Paese. «Si tratta di rimettere queste risorse al centro del dibattito in modo responsabile - ha concluso Orsini - perché investire nel benessere dei cittadini, nella formazione e nello sviluppo significa blindare il futuro industriale dell'Italia».
L'ANALISI DI GALDABINI
«Proprio a Venegono vengono prodotte le Frecce Tricolori, bandiera della nostra nazione nel mondo. Sui nostri laghi si sono realizzate le prime prove di volo. A Vergiate si producono elicotteri che dominano i mercati, a Cascina Costa si crea innovazione, a Sesto Calende si allenano le flotte. Un sistema che è punta dell’iceberg di un indotto specializzato, certificato e di alta tecnologia». Il presidente di Confindustria Varese apre con un focus sugli importanti traguardi - ma anche trampolini di lancio - della "provincia con le ali" l'Assemblea Generale annuale 2026 dell'associazione degli industriali. L'incontro è in corso di svolgimento nella sede di Leonardo di Venegono Inferiore. Presenti il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, il sottosegretario Raffaele Cattaneo, il senatore Alessandro Alfieri, la parlamentare Maria Chiara Gadda, l'europarlamentare Isabella Tovaglieri, sindaci dei comuni del Varesotto e tutte le maggiori autorità del territorio.
«A 4 anni dal lancio del Piano Strategico #Varese2050 è arrivato il momento di fare il punto», dichiara il presidente di Confindustria Varese Galdabini. «Convocheremo, con la collaborazione della Provincia di Varese e della Camera di Commercio, gli Stati Generali della #Varese2050 - continua Galdabini -. Un grande evento di confronto allargato a cui inviteremo a partecipare attivamente tutti gli stakeholder che hanno contribuito alla costruzione del Piano e della sua visione». Al centro della discussione prevista nell'Assemblea di Confindustria, infatti, non solo le prospettive riguardanti la sovranità digitale in un contesto geopolitico sempre più mutevole e incerto. Nell'incontro di oggi anche largo spazio al confronto sulle prospettive di sviluppo per della provincia di Varese e sulla costruzione della sua identità.
«Uno sviluppo - aggiunge - che è stato al centro di diversi incontri avuti in questo mio primo anno di presidenza, e fino a pochi giorni fa, con tutti i Sindaci dei principali Comuni del territorio, i Consiglieri regionali e i Parlamentari che rappresentano la nostra provincia nelle Istituzioni lombarde, nazionali e in Europa». Un confronto che Galdabini dichiara di voler continuare a portare avanti nei prossimi mesi. Fa infatti riferimento ai Fondi di Coesione 2027-2034 che arriveranno dall’Europa e che, secondo il presidente di Confindustria Varese, dovranno avere un’adeguata canalizzazione verso i territori locali. «Centralizzare la gestione di risorse così preziose - spiega - priverebbe le Regioni di strumenti di politica industriale di cui le imprese, anche quelle lombarde, hanno bisogno».
«Non dimentichiamolo, anche la questione settentrionale è una questione nazionale». Tocca un nodo caldo il presidente: «Siamo talmente a favore della ZES unica per il Mezzogiorno - precisa - ma vorremmo che anche per i nostri territori ci possano essere spazi per strumenti straordinari per favorire il ritorno alla crescita ed il riposizionamento dei nostri modelli economici e sociali, con una sostanziale riduzione degli oneri burocratico-amministrativi e dei tempi. Ci sono aree depresse ed in difficoltà anche in Lombardia e anche in provincia di Varese ed occorrono politiche di sviluppo industriale locale». Da qui una proposta in due punti, nata dal confronto e dal dialogo costante con gli imprenditori che vivono i territori. Anzitutto, per Galdabini è necessario «dare vita a una gestione intelligente del “Fondo per lo sviluppo economico e il potenziamento delle infrastrutture delle zone di confine italo-elvetiche», che si nutre di una quota delle maggiori entrate fiscali derivanti dall'IRPEF pagata in Italia dai “nuovi frontalieri”".
In secondo luogo, per il presidente di Confindustria Varese occorre costituir «una ZLS, una Zona Logistica Semplificata, intorno all’aeroporto di Malpensa. La vera sfida - rivela Galdabini - è quella di fare quadrato tra parti sociali e politiche di ogni colore per ottenere che il nostro territorio si doti di uno strumento di politica industriale pensato soprattutto per rendere la nostra provincia più attrattiva per le imprese». Secondo il numero uno di Confindustria Varese, la ZLS si traduce in «un’area dove lo Stato possa introdurre procedure amministrative più rapide e agevolazioni per favorire investimenti, sviluppo manifatturiero e logistico».
L'ANALISI DI ORSINI
«Aspettiamo venerdì». Invita alla cautela il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, nel suo intervento all'Assemblea Generale che si svolge oggi nella sede Leonardo di Venegono. Orsini ha riconosciuto che «si registrano segnali positivi dall'annuncio della firma prevista per venerdì 19 giugno tra Usa e Iran, ma occorre prudenza». Secondo il numero uno di Confindustria bisogna ricordare che le parti in causa sono identificabili come «figure politiche complesse, non nuove ai ripensamenti». Orsini riporta che «la guerra ha impattato sui prodotti industriali, sui costi energetici e, non da ultimo, sulle vite delle persone e delle famiglie». Ricorda anche che «la risposta delle imprese è stata positiva, con il mantenimento dell'esportazione». Ironizza, ma fino a un certo punto, sostenendo che «la fiducia è il nostro mestiere. Immaginiamo senza i problemi e le contingenze esterne quanto potremmo volare alto».
Il dialogo è sempre la chiave di tutte le interlocuzioni, fondamentale per poter comprendere come si procede in qualsiasi rapporto tra due o più parti e, eventualmente, correggere il tiro. Invita ad una visione di visione critica e fiducia nei processi futuri in Europa il presidente Orsini. «L'Unione è palesemente indietro in alcuni settori dove Paesi come USA, Cina e altre realtà emergenti mostrano il raggiungimento di traguardi per noi ancora lontani». Per Orsini occorre rivedere le partnership attuali e lo stesso ruolo dell'Europa, che non può essere solo il regolatore ma deve intervenire per incentivare la produttività e le risorse economiche di persone e famiglie investendo sul digitale. «In Europa si è ben consapevoli della necessità di accelerare, ma non è chiara la direzione in cui investire». Un tema urgente, secondo Orsini, che ricorda l'imminenza di tornare elettorali in alcune aree dell'Unione capaci di mutare gli equilibri attuali e complicare le sfide di oggi e del domani.
«La competizione con la Svizzera non è diversa da quella con la Cina». Riassume così un tema complesso il presidente di Confindustria. «Si tratta di dover competere con realtà che hanno investito di più sullo sviluppo tecnologico, sulla differenziazione delle fonti di approvvigionamento e sulla competitività in generale. La soluzione deve essere comune. Non va perpetrato un sistema che vede l'esistenza e la variazione di un debito relativo al singolo Stato membro: abbiamo bisogno di un'Europa con un debito comune, che non crei disparità tra chi può e non può fare debito. L'Europa non può esistere senza un pezzo, che sia esso l'Italia, la Francia o la Germania».
© Riproduzione Riservata


