VOLLEY
Giulia, stella della tv grazie alla giocata d’anticipo
Dallo scudetto con Busto ad amatissima commentatrice: Giulia Pisani, lo stop da giocatrice a 26 anni, il successo da commentatrice
È diventata la voce, insieme a Marco Fantasia, che negli ultimi sette anni ha raccontato all’Italia la pallavolo femminile per la Rai. Tutti i sabati sera da ottobre a maggio alle 20.30 su Raisport l’appuntamento è con lei: Giulia Pisani. A Busto Arsizio meglio nota come “Miss Murone”. Grazie agli importanti risultati ottenuti dalla nostra Nazionale negli ultimi anni, in più di un’occasione si è trovata a commentare le partite su Rai1 o su Rai 2 con ottimo riscontro di share. Professionale, competente e sempre sorridente, Giulia Pisani è entrata nel cuore degli italiani che, non a sorpresa, sono rimasti delusi nel non trovarla dietro lo schermo con la trasmissione della prima amichevole della squadra di Velasco a Biella. Ma ci arriveremo più avanti. È interessante raccontare e ricordare il percorso di Pisani, che è stata vera e propria anticipatrice dei tempi, smettendo di giocare molto giovane, nel 2018 a soli ventisei anni, dopo aver vestito le maglie del Club Italia e della nazionale giovanile, di Yamamay Busto Arsizio, di Ornavasso e di Filottrano.
Cosa porta una giocatrice giovane e di belle speranze a prendere una decisione così drastica tanto presto?
«La verità è che non sentivo più di avere le motivazioni necessarie. Tutto iniziò con problemi alla spalla che a lungo andare mi avrebbero quasi sicuramente portato all’intervento e lì ho deciso di fermarmi. Mi ci è voluto molto coraggio, anche perché spesso la cosa più facile è continuare a fare quello che si conosce e che si è sempre fatto».
Senti di avere qualche rimpianto riguardo a questa decisone?
«Questa è una domanda che mi fanno spesso e la mia risposta è assolutamente no. Ho deciso di essere coerente con me stessa e di seguire l’istinto, cosa che cerco di fare quotidianamente, tanto che alcune mie colleghe oggi mi rivelano che avrebbero voluto fare lo stesso anni fa e che hanno continuato a giocare per una sorta di inerzia. Tengo anche a precisare che avrei preso questa decisione anche se non fosse arrivata la chiamata dalla Rai».
Sei stata una delle prime giocatrici in Italia ad aver dato il via alla transizione da giocatrice a commentatrice nel ruolo di talent, almeno per la Rai, se non si considerano Consuelo Mangifesta e Rachele Sangiuliano, ma parliamo comunque di generazioni differenti. Che cosa pensi di aver portato di nuovo nel commento tecnico?
«Io credo che la novità all’epoca fosse che una giocatrice stava smettendo di giocare per investire su altre strade ancora molto giovane, e non a fine carriera. Oltre a questo c’era anche il fatto che io non ero una atleta di primissima fascia e questo ha fatto capire alla gente che per fare bene questo lavoro non bisogna per forza essere stati grandi campioni, ma bisogna saper spiegare le dinamiche di gioco e quello che ci sta dietro. Di nuovo penso di aver portato in telecronaca la spiegazione degli schemi, cosa che prima mancava. Quando le partite vanno in onda su Raisport, dove gli ascoltatori sono principalmente appassionati di volley, posso permettermi di spiegare qualche dettaglio tecnico in più, mentre sui canali generalisti come Rai1, Rai 2 o Rai 3, cerco di essere un po’ meno tecnica per permettere di far comprendere il gioco a un pubblico più ampio».
Come è iniziato questo percorso e quando hai deciso quale stile seguire nel commento?
«Tutto è iniziato ormai sette anni fa, quando la Rai mi contattò per iniziare con dieci telecronache di prova. Ebbi poco tempo per prepararmi in realtà, ma ricordo con un sorriso di come mi esercitavo a commentare nella mia camera seguendo la voce di Giorgio Ferrario che faceva le telecronache di Busto nelle amichevoli di pre-season. Mi sono sicuramente perfezionata nel tempo, ma ho sempre cercato di portare me stessa e quello che mi sentivo di comunicare, senza forzature o troppi consigli dall’esterno. Come scelta cerco inoltre di non essere troppo critica perché, da ex giocatrice, so perfettamente quanto possa pesare un errore grave senza bisogno di rimarcarlo, quindi cerco di sdrammatizzare. Altra cosa che cerco sempre di fare, anche se alcuni non ci crederanno, è di essere del tutto imparziale nel commento».
Puoi dirci quanto conta il feeling con il partner di commento?
«Io e Marco (Fantasia, ndr), che ormai mi affianca da quasi otto anni, abbiamo un rapporto di amicizia che va anche al di là della sfera lavorativa e credo che questo aiuti. Lui è sempre stato molto pignolo sulla corretta pronuncia di nomi e cognomi e su questo mi ha dato una grande mano, come io credo di averlo aiutato a comprendere meglio il gioco. Inoltre è un grande professionista, sa tutto di tutto, ed è rassicurante avere una persona così accanto».
Parliamo del Piso Volley Camp. Anche in questo caso sei stata molto lungimirante nel creare un camp di solo volley, quindi di alta specializzazione, a tuo nome. Ora lo fanno in molte, ma quando hai iniziato tu no. Che cosa significa per te?
«Anche qui sono partita quando smisi di giocare, quindi otto anni fa, e all’inizio c’erano 33 bambine iscritte. Oggi sono duecentocinquanta. L’obiettivo è sempre quello di fornire grande qualità tecnica quindi il numero di iscrizioni è limitato, ma oggi ho la possibilità di seguire tutti i gruppi grazie al mio staff di allenatori e di persone stupende che fanno da tutor e che seguono le ragazze a 360 gradi. Alla base di tutto c’è la passione».
La domanda che molti vorrebbero farti: abbiamo notato con sorpresa dell’introduzione di Antonella Del Core al tuo posto nel commento delle prime amichevoli della Nazionale. Questo evento forse ti ha fatto capire ancora di più quanto le persone ti siano affezionate? Ti rivedremo ancora in Rai?
«Si, devo dire che mi ha colpito molto sentire l’affetto di così tante persone. Fa piacere sapere di aver lasciato qualcosa. Per quanto riguarda il mio impegno con la Rai continuerà, ma seguirò gli Europei dagli studi di Milano e riprenderò a commentare dal campo il prossimo campionato di volley femminile come ho sempre fatto».
Hai vissuto l’anno magico del triplete e sei ancora uno dei volti più amati e riconoscibili dai tifosi. Che rapporto hai con Busto?
«Ormai sono passati quattordici anni dall’anno del triplete, ma quelle emozioni sono indelebili. Come commentatrice oggi mi sento vicina a molte delle realtà italiane e voglio ringraziare club, tifosi e presidenti che mi fanno sempre sentire ben voluta. Certo è che a Busto sono arrivata molto giovane e ho provato le emozioni più intense della mia carriera. Con alcuni tifosi sono ancora in contatto e all’epoca avevo anche pensato di poter vivere qui un giorno perché mi sono sempre sentita a casa. Ci sono squadre per cui semplicemente giochi, io la maglia di Busto me l’ero cucita sul petto e certe cose non si dimenticano».
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