D come disordine. Pubblico

C’è qualcosa di misterioso, impenetrabile e inesplicabile nelle scelte di taluni dirigenti del mondo del calcio. Capaci di azzardare scelte e prendere decisioni che, incredibilmente e sorprendentemente, appaiono contro il calcio stesso. Difficile, e per quanto ci riguarda impossibile, definire altrimenti quanto stabilito ieri con la composizione dei due gironi di serie D  riguardanti le realtà della nostra zona, ovvero del Varesotto e dell’Alto Milanese.

Spiegateci, cortemente, qual è il senso di richiedere il parere dell’Osservatorio del Ministero degli Interni, se poi per la nuova stagione si deliberano abbinamenti degni di Jack Ryan: sotto il segno del pericolo.

Spiegateci, per favore, qual è il senso di riproporre sfide affascinanti come Varese-Como e Pro Patria-Lecco ma con precedenti talmente pesanti fra le tifoserie da far temere per l’ordine pubblico.

Certo, non piace  ed anzi amareggia alquanto che i campionati siano condizionati - e talvolta rovinati - da rivalità spesso insensate e  che - al di là di eventuali torti o presunte ragioni - dovrebbero essere dissolte dall’inarrestabile incedere del tempo.

Ma, prima di avventurarsi in ragionamenti filosofici o sociologici, sarebbe quanto meno opportuno affidarsi al buon senso, quello che dovrebbe guidare ogni mente deputata ad assumere decisioni che coinvolgono più persone e più piazze.

E, allora, spiegateci per quale ragione non sia stata banalmente invertita la collocazione delle due società calcistiche lariane, evitando così il rischio - tutt’altro che remoto - di disordini che già oggi intimoriscono chiunque voglia recarsi allo stadio per il semplice piacere di assistere ad uno spettacolo e per sostenere la propria squadra.

La sensazione, chiara  e netta, è che i dirigenti addetti alla composizione dei gironi siano stati fortemente condizionati da spinte politiche e da richieste di favori, per niente aderenti con criteri di logica, misure di ordine pubblico e aritmetica comparazione di distanze geografiche.

La sensazione, chiara e netta, è che il pallone sia stato rilanciato nella metacampo delle Prefetture e delle Questure. E che quando si arriverà al dunque, ovvero alle sfide più bollenti, si giungerà alla soluzione meno popolare: vietare semplicemente le trasferte.

Così, se prima si è errato abbinando squadre e piazze da tenere prudemente lontane, dopo si sbaglierà ancor di più vietando a tutti ciò che dovrebbe invece essere eventualmente vietato a pochi incoscienti.

Antonio Triveri 12/ago/2017 11:32:00