La scuola dei mediocri

Alla luce dei dati comunicati dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) si possono svolgere delle considerazioni sulle maturità di quest’anno. La votazione massima, quella dei cento e lode, registra, in tutto il Paese, un incremento del 5%. Tutto bene?

Si e no! No, se si guarda alla distribuzione geografica dei voti. Dal punto di vista geografico le scuole del Sud fanno la parte del leone poiché registrano molti più 100 e lode rispetto al Nord. Il che non costituisce certamente una notizia perché questo dato è registrato, con regolarità, da molti anni.

Del resto Gelmini docet: ricordate l’ex-Ministro che dichiarò di essere andata in Calabria per sostenere l’abilitazione per esercitare la professione di avvocato? La motivazione era proprio questa: a Milano sono molto più severi, mentre al sud sono di manica larga.

Ma messa da parte la moralità civile di questo ex-ministro (che ha promosso anche una pessima riforma universitaria) il dato merita una pacata riflessione. Il confronto tra la Puglia e la Lombardia è istruttivo. La Puglia, con ben 944 di cento e lode, è leader a livello nazionale.

La Lombardia registra solo 337 cento e lode. Se poi questo dato è declinato col numero degli studenti di queste due regioni, la Puglia surclassa la Lombardia perché il numero delle sue eccellenze supera di cinque volte quelle lombarde: la Lombardia ha solo 5 studenti su mille che hanno avuto la lode, mentre la Puglia ne ha 26 su mille.

Se poi si incrociano questi datti con le valutazioni Invasi relative alla conoscenza della lingua italiana, il quadro diventa ancor più allarmante perché le scuole della Puglia risultano essere nettamente peggiori rispetto a quelle della Lombardia, giacché nella regione del Sud si registrano 54% di risposte valide contro il 64% di quelle lombarde.

Si obietterà: il caso della Puglia è un’eccezione. Sbagliato! Se infatti si confrontano le scuole del Centro-Sud con quelle del Nord il dato si riproduce in una misura che non può non preoccupare chi abbia a cure la scuola italiana e il futuro del paese.

In Lombardia, come ricordato, 5 studenti su mille hanno conseguito l’eccellenza, mentre in Veneto e Piemonte sono stati 8, ma la Campania registra 12 eccellenze, il Lazio 10 e la Calabria 20. Come si vede lo squilibrio è costante e sembra dare ragione all’ex-ministro Gelmini catapultatasi in Calabria per affrontare esami più laschi.

Si dirà che questi sono dati noti da tempo. Solo negli ultimi anni sono stati registrati e quantificati, ma, dal più al meno, era senso comune sapere che nel Sud si è di manica larga, mentre al Nord si è di manica stretta.

A tal proposito posso aggiungere che quando ho insegnato, per otto anni, all’Università di Lecce, ho anch’io ascoltato gli inviti a “regalare” i voti agli studenti per “fregare” quelli del Nord.

Questo è, effettivamente, un “dato di fatto” con cui bisogna fare i conti. In primo luogo per tutelare gli studenti bravi e meritevoli, sia quelli del Nord sia quelli del Sud. Se infatti si regalano i voti gli studenti bravi sono inevitabilmente equiparati con quelli mediocri.

In secondo luogo perché una scuola incapace di formare eccellenze fa un danno al futuro dell’intero paese. Non si deve dimenticare che in altre realtà - basterebbe citare Cina, India, i paesi di lingua inglese o di quelli di lingua francese - la selezione è più puntuale e competitiva. Che futuro potrà avere un paese che non riesce a formare, con rigore, i propri studenti?

Infine occorre considerare che la scuola - per la sua funzione formativa - costituisce il baluardo della società perché se la scuola forma seriamente offre la possibilità, a chiunque, di modificare la propria condizione, indipendentemente dalla famiglia di origine. Se questo ascensore sociale si blocca, sono guai per tutti noi.

Fabio Minazzi 09/ago/2017 20:00:58