LA SENTENZA
Abbandonò il figlio al parco: prosciolto
«Dovevo andare in bagno». Il giudice: è cinese e non è integrato, non c’è responsabilità penale
Secondo il pubblico ministero, che al termine della requisitoria ha chiesto il rinvio a giudizio, il cinese finito a processo abbandonò a se stesso il figlio di appena cinque anni. Il gup Nicoletta Guerrero ha invece dichiarato il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato, come richiesto dall’avvocato Riccardo Piga.
Il motivo? L’imputato non è integrato nel tessuto sociale, non ha un adeguato livello culturale neppure sotto il profilo normativo. Sicché «in presenza di questo fattore, il dovere di diligenza imposto a chiunque entri sul territorio italiano tende a scemare al punto da non poter muovere alcun rimprovero penale».
Si è conclusa così la vicenda che nell’estate del 2015 aveva fatto tanto discutere.
Il 2 luglio, poco prima delle 19, nel parco giochi di largo Tosi risuonò il pianto disperato e ininterrotto di un bimbo. Il piccolo era spaventato, impaurito, ai giardini si creò subito uno stato di emergenza e di apprensione. I genitori di altri bambini, richiamati dalle sue urla, corsero verso di lui per capire cosa fosse successo. Ma comunicare era impossibile, perché il cinesino non sembrava comprendere l’italiano.
Un papà decise così di chiamare la polizia. Agli agenti della squadra volante l’uomo raccontò ciò che gli era parso di aver notato: il genitore del piccino all’improvviso se ne sarebbe andato verso l’Esselunga, senza curarsi del figlio.
Un altro testimone affermò invece di aver visto il cinese in una sala giochi di piazza 4 Novembre intorno alle 19. Sta di fatto che nessuno sapeva come rintracciare l’uomo che però, dopo circa un quarto d’ora, raggiunse il parco di corsa, trafelato, spiegando in un italiano stentato di essersi allontanato per andare in bagno.
I poliziotti, valutata la situazione, procedettero con una denuncia per abbandono di minori. Ma - osserva il gup Guerrero - «come è noto, la mancata integrazione rappresenta uno dei requisiti validi, insieme al bagaglio culturale del reo, a ritenere l’inesistenza di un conflitto interno tra condotta posta in essere dal reo e la norma violata».
Le indagini non hanno inoltre accertato quali fossero state le ragioni dell’allontanamento del cinese dal figlio: lui disse di aver avuto un’impellenza fisiologica, qualcuno lo vide recarsi verso il supermercato e qualcun altro dentro una sala giochi. «I due luoghi si trovano però in due direzioni opposte».
A parere del giudice l’imputato non era consapevole di lasciare il minore in una situazione di pericolo. Non è insomma possibile contestargli il dolo.
© Riproduzione Riservata


