DA FARE
Alla Certosa di Pavia, scrigno dell’arte lombarda
Un’oasi immersa nel verde della campagna, tra il complesso monumentale e le navate del sogno politico di Gian Galeazzo Visconti
Monumentale, elegante, luminosa. La Certosa di Pavia appare improvvisamente, in tutta la sua grandezza, dalla campagna. Il paesaggio circostante è disegnato da chilometri e chilometri di prati e campi coltivati dove, a un tratto, a sud di Milano e alle porte di Pavia, si erge questo eccezionale complesso religioso. Un’oasi di spiritualità e di quiete all’interno della vita frenetica della Pianura Padana di oggi. La primavera è indubbiamente la stagione migliore per visitarla e, fino al 25 ottobre, sono entrati in vigore gli orari di apertura estivi.
La Certosa di Pavia, che ospita anche il suo Museo, è uno straordinario esempio di architettura e arte immerso nella campagna lombarda. È ora visitabile con orario continuato dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18, con l’ultimo ingresso consentito 30 minuti prima della chiusura. Da poco è inoltre disponibile un nuovo sistema di segnaletica monumentale pensato per offrire ai visitatori un’esperienza più ricca e approfondita.
Quasi a voler anticipare l’arrivo del Rinascimento, la Certosa di Pavia fu costruita tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo per volere di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, come monastero affidato all’ordine certosino. Più che dalla pietà cristiana, pare verosimile che il non tenero Gian Galeazzo, uomo di grandi ambizioni, perseguite senza scrupoli morali, sia stato mosso dal proposito di consolidare la sua egemonia nel nord Italia. A ogni modo, nel corso dei secoli la gestione del complesso passò ai Cistercensi e, per un breve periodo, ai Benedettini, testimoniando le diverse fasi della sua storia religiosa e istituzionale. Il complesso monumentale comprende la chiesa, il chiostro grande e il chiostro piccolo. All’interno della chiesa è conservata la tomba di Gian Galeazzo Visconti, insieme con un ricco apparato decorativo fatto di affreschi, cappelle ornate e ambienti un tempo destinati alla vita dei monaci.
Il Museo della Certosa, invece, istituito alla fine dell’Ottocento e ospitato nel Palazzo Ducale - antica residenza estiva dei Visconti-Sforza - si sviluppa su due piani. Al piano terra si trova la Gipsoteca, con i calchi dei rilievi della facciata della chiesa, mentre al primo piano sono allestite la pinacoteca e la collezione di sculture, oltre allo Studiolo affrescato risalente alla metà del Cinquecento.
Tra le principali opere esposte figurano gli affreschi trecenteschi di Bernardino de Rossi e i dipinti di Bernardino Luini, Ambrogio Bergognone e Bartolomeo Montagna: maestri della scuola lombarda che, coi loro capolavori, offrono ai visitatori un percorso tra arte, storia e spiritualità.
Una volta, tra l’altro, l’effetto “wow” che suscitava al pellegrino era ancora maggiore. Protetta com’era da una fitta muraglia boscosa, la Certosa appariva ancor più all’improvviso, inondata d’oro dal sole o ovattata da una poetica coltre di nebbia, come una città incantata con la sua selva di guglie, pinnacoli, torrette e camini fumanti sui tetti appuntiti. E anche oggi chi varca l’ingresso della Certosa ha la sensazione di entrare in un angolo di cielo, uno spicchio di meraviglie rubato al paradiso e riprodotto nella pietra, negli affreschi, negli ori, tra lacche e lapislazzuli. Ad accogliere lo sguardo, istintivamente rivolto verso l’alto tra i candidi costoloni delle alte volte della navata centrale della chiesa, sono magiche e intricate geometrie astrali e soprattutto le stelle: dipinte nell’oro sul soffitto di cobalto, intarsiate nel cotto del pavimento della sagrestia vecchia, raggianti nei colori caldi dei portali lignei o iscritte nella perfezione del cerchio sulle piastrelle del presbiterio. Infine due annotazioni. Primo: la Certosa di Pavia è raggiungibile anche in treno. Per esempio da Varese ci vogliono solo 2 ore con un cambio a Milano Porta Garibaldi. Secondo: il 2 giugno e ogni prima domenica del mese, l’ingresso alla chiesa, al monastero e al museo è gratuito.
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