RINVIO A GIUDIZIO
Molestie in carcere: medico a processo a Busto
Il detenuto brasiliano tentò il suicidio dopo l’episodio
Andrà a dibattimento l’operatore sanitario del carcere di Busto Arsizio che ad agosto di due anni fa avrebbe molestato un detenuto brasiliano: il gup Veronica Giacoia lo ha rinviato a giudizio, il processo si aprirà in autunno.
L’episodio venne denunciato dall’avvocato del trentaduenne il quale, dopo le avances subite, avrebbe addirittura tentato il suicidio. Stando alla ricostruzione dei fatti, che ora dovrà essere vagliata dal collegio giudicante, il brasiliano si recò in infermeria per una lastra alla mano: qualche giorno prima, allenandosi nella palestra della casa circondariale, si era infortunato e il sospetto era che si fosse fratturato un mignolo.
L’APPROCCIO
L’addetto dell’ambulatorio (sui titoli specifici creano sempre confusione) avrebbe subito intavolato discorsi ambigui su un suo viaggio in Brasile, dopo di che avrebbe chiesto al detenuto di spogliarsi e, una volta raggiunto il macchinario, lo avrebbe adulato con complimenti sul suo aspetto fisico, sui suoi muscoli ben definiti, sul suo fascino. I dettagli dell’approccio sono tutti contenuti nella denuncia presentata sia in procura che alla direzione dell’istituto di via per Cassano. Il trentaduenne sostiene che l’operatore sanitario lo avrebbe fatto inginocchiare, gli avrebbe allungato le mani ovunque e si sarebbe tolto a sua volta gli indumenti. Il dissenso del detenuto avrebbe fatto innervosire l’imputato: «Stai zitto sennò do la colpa a te», lo avrebbe minacciato.
LA REAZIONE
Le reazioni del brasiliano sono state graduali: sbigottimento iniziale, depressione che lo spinse al tentativo di togliersi la vita - dramma che negli ultimi giorni si sta ripetendo in tutti i penitenziari d’Italia - rabbia e poi coraggio. Quello di raccontare all’avvocato l’umiliazione subita, il timore di ritorsioni, quello di non risultare attendibile. A processo si costituirà parte civile.
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