IL REPORTAGE
La stazione di notte, la guardia armata, i binari deserti
Viaggio a Busto Nord quando tutto si ferma. Via i treni, sulla banchina restano solo i responsabili della sicurezza
Neon tremolanti, ronzii spettrali. Quattro binari deserti, come in un film post-apocalittico. E la parete: piastrelline gialle e grigie, scolorite, asettiche, interrotte solo da una scritta bianca su fondo nero: “Busto Arsizio”. Nulla di nuovo, in realtà, nulla di strano. Tutto tace. Eppure fa un certo effetto vedere la stazione così, muta, svuotata, chiusa come un bunker in cui nessuno ha fatto in tempo ad infilarsi. Come quelle backrooms che da qualche anno impazzano su Internet. Qui, a quest’ora, l’eco dei propri passi può mettere a disagio, ma anche suscitare un fascino ambiguo. Non è cambiato niente rispetto a quando c’è la luce, lo sappiamo bene. Però la suggestione è forte. È l’ora in cui la notte si mischia col mattino, e noi siamo dentro a Busto Nord.
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Scommessa con gli amici
Chi ce lo fa fare di passare qui le ore rubate al sonno? Torna in mente la classica scommessa con gli amici, lanciata per gioco davanti a una casa stregata: «Mille euro per dormirci dentro, una notte intera», fa uno, e poi l’altro che risponde: «Un milione e ci sto». E pensare che a Busto Nord, dal tramonto all’alba, c’è chi è in servizio regolarmente, da solo. Non per gioco, scommesse o premi da capogiro: per lavoro. Custodire un luogo da cui spesso, nelle ore notturne, i cittadini preferiscono stare alla larga. Ecco perché siamo qui: questa notte, al di là di quel che si racconta, scopriamo che aria tira alla stazione di via Vincenzo Monti, dopo il passaggio dell’ultimo treno. Arriviamo che manca poco a mezzanotte. Ad accoglierci ci sono Angelo Laurino, responsabile della sicurezza di Ferrovie Nord, e Matteo Valsecchi, coordinatore del servizio di vigilanza. E poi c’è Enrico, la guardia giurata armata di turno questa notte. Se non scriviamo il suo cognome non è per fare i misteriosi: lui e i suoi colleghi operano in prima linea, ci mettono la faccia, e risolvere situazioni rischiose significa talvolta farsi dei nemici. Non è quindi il caso di esporre questi sorveglianti più del necessario. Sarà la nostra guida, il nostro Virgilio in questa discesa ad inferum (pochi scalini, in realtà, nulla di drammatico!) nel ventre della stazione.
Quattro ore di stop
Busto Nord chiude al pubblico alle 00.45, per poi riaprire prima dell’alba, alle 4.30. In questo limbo di quattro ore, la stazione cambierà volto, come avremo modo di appurare. Mentre aspettiamo che l’ultimo treno parta dal binario 2, Laurino ci spiega come funziona la sorveglianza dell’edificio: «Le guardie in servizio operano nell’intero arco delle 24 ore, distribuite su tre turni». Gli orari sono 7-15, 15-23 e 23-7. Chi è di turno svolge una vigilanza «di carattere fisso e dinamico», precisa Laurino: «La guardia giurata, cioè, nei momenti di maggiore affluenza rimane a Busto. Ma quando qui non c’è necessità, non ci sono viaggiatori in transito, si muove dinamicamente nelle stazioni limitrofe, come Malpensa T1 e 2». Alle 00.45, il tabellone dei treni in partenza si è svuotato, nero come la notte che avvolge l’edificio. Salutiamo Laurino e Valsecchi e rimaniamo soli con Enrico, che a quest’ora è tenuto a dare il via alla procedura di chiusura.
Senzatetto in cerca di riparo
Primo step: controllo degli ascensori. Enrico verifica che non ci sia nessuno all’interno e chiama il Posto Centrale di Vigilanza, a Saronno, per metterli fuori servizio. Secondo step: ispezione di binari e banchina. La guardia si assicura che nessuno sia rimasto dentro, nascosto o addormentato. Fatto questo, può chiudere le quattro porte che collegano le banchine all’esterno: due a ovest (il parcheggio della stazione), due a est (verso piazzale Bersaglieri). In questa fase, usa il cellulare per scansionare gli appositi “tag” appesi vicino alle porte, così da certificare al Pcv la messa in sicurezza della stazione. Terzo step: il giro dei bagni, di fronte alla biglietteria, dove spesso si trovano persone che cercano un riparo, ma in cui potrebbero anche essere rimasti utenti vittime di malore. Quarto step: gli ingressi principali. La guardia blocca le porte scorrevoli che danno su via Monti, così come i cancelli sul retro. Questa notte fila tutto liscio, o quasi: una delle porte delle banchine fa i capricci, ma Enrico risolve tempestivamente. Gli chiediamo cosa accada in caso di imprevisti più concreti, come quando trova qualcuno che non vuole uscire dai bagni o dal sotterraneo dei binari. Si tratta tipicamente di chi spera di passare una notte al coperto, senza avere altre soluzioni; ma la guardia non può fare eccezioni, e deve farli uscire prima di chiudere tutto.
«Nei casi più estremi chiamiamo le forze dell’ordine. Se invece si dimostrano collaborativi, non ci costa niente perdere dieci minuti per fare due chiacchiere, magari offrire loro un caffè e tener loro compagnia finché non li convinciamo ad allontanarsi». Spesso, aggiunge, sono proprio i senza fissa dimora abituali a dargli una mano, convincendo i più agitati ad andarsene senza problemi.
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