LA TRAGEDIA
Crans Montana, Niguarda in prima linea: il racconto dei soccorritori italiani
Valeria Terzi: «Siamo entrati in punta di piedi in un sistema sotto pressione»
Nelle ore immediatamente successive all'incendio di Crans Montana, dall'ospedale Niguarda di Milano, dove nel primo pomeriggio di ieri è passata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è intrattenuta con i famigliari dei ragazzi ricoverati, rinnovando a tutti la piena vicinanza e il sostegno del governo in questo momento di grande dolore, sono partiti due team di esperti per censire i feriti italiani coinvolti nella tragedia ricoverati negli ospedali svizzeri e offrire collaborazione agli operatori sanitari delle strutture elvetiche in un momento molto complicato per il numero di pazienti gravi e bisognosi di cure da gestire.
Il primo scout team, composto da sette persone - un rianimatore, un chirurgo plastico, una psicologa, due infermieri che operano nel centro ustioni e due tecnici del soccorso -, è stato guidato da Valeria Terzi, medico dirigente di Anestesia e Rianimazione 1. «Abbiamo visto tanta fiducia, sia dei sanitari svizzeri nei nostri confronti, sia quella delle famiglie in un sistema che stava funzionando e si metteva a loro disposizione. Non abbiamo visto disperazione. Certo, il dolore si tagliava col coltello, ma mai disperazione. Si era tutti parte di un processo, anche le famiglie. Sicuramente c'era dolore, sicuramente fiducia, ma non disperazione», ha raccontato. «Con i colleghi svizzeri c'è stata moltissima collaborazione, basata su due elementi. Prima di tutto la capacità di entrare in punta di piedi in un sistema che stava funzionando e che aveva fatto già moltissimo e andava rispettato per la fatica fatta. Dall'altra parte, oltre ad averci accolto con grande disponibilità, c'è stata da subito un'intesa per poter portare avanti un processo. Il team di scout partito dall'Italia ha spostato pazienti gravi italiani in Italia, dando così la possibilità a pazienti gravi svizzeri di tornare in ospedali svizzeri», ha aggiunto Terzi.
«Come team multidisciplinare siamo riusciti a coprire i vari bisogni che c’erano per cui siamo riusciti ad assicurare la consegna rianimatoria, parlando la stessa lingua dei nostri colleghi svizzeri per capire la gravità dei vari malati; siamo riusciti a fare fronte alla consegna chirurgica, avendo capito che tipo di interventi avessero già subito i ragazzi e quali invece erano da fare; abbiamo messo in atto anche una consegna infermieristica, in questo modo gli infermieri svizzeri hanno parlato con colleghi italiani per continuare le cure e le attenzioni; e infine abbiamo abbracciato le famiglie grazie alla presenza degli psicologici».
Secondo la dottoressa Terzi, l’attività di scouting negli ospedali di Losanna e Zurigo, i due nosocomi elvetici specializzati nella cura di ustioni, è sempre più importate: «Sicuramente è servito tantissimo ai miei colleghi di Milano che hanno dovuto ricevere i pazienti perché, in questo modo, si sono messe in fila priorità, pazienti e voli e si è messo ordine dove l’ordine può saltare. Il tutto ha reso più semplice l’accettazione a Niguarda e organizzare gli interventi in sala operatoria. Di fatto noi del scout team ospedaliero siamo diventati gli occhi di chi era rimasto a Milano a lavorare».
Si salveranno i ragazzi ricoverati? «L’ottimismo è un lusso che non mi posso concedere», ha concluso la rianimatrice. «Preferisco essere ingaggiata nella cura dei nostri pazienti. Sull’esito non tutto dipende da noi».
© Riproduzione Riservata


