L’INTRECCIO
Arsenal, trionfo e amarcord “varesino”: quando Lupoli giocava nei Gunners
L’attaccante sbarcò a Londra nel 2004: gli elogi di Wenger, la parabola discendente, la doppia esperienza ai piedi del Sacro Monte
Il trionfo dell’Arsenal offre lo spunto per raccontare una delle parabole più singolari del calcio italo-inglese: proprio nell’estate del 2004 i Gunners vinsero la loro ultima Premier League e Arturo Lupoli approdo’ ad Highbury. Sì, proprio quel Lupoli che diverse stagioni più tardi giocò con la maglia del Varese, in due riprese. Se quest’oggi l’Emirates celebra i ragazzi di Mikel Arteta per il grande traguardo raggiunto, nell’agosto del 2004 uno dei nomi più chiacchierati tra le vie del nord di Londra, era quello dell’attaccante, arrivato da Parma per una manciata di sterline e tanta voglia di raccogliere l’eredità dell’attacco inglese dopo due mostri sacri come Thierry Henry e Dennis Bergkamp.
IL FENOMENO DI HIGHBURY E LA PROFEZIA DI WENGER
Al suo arrivo, Wenger disse di lui: «Arturo Lupoli? È un talento eccezionale, un attaccante letale, intelligente e completo, capace di segnare con grande freddezza». A seguito delle parole a lui rivolte il bomber rispose presente sul campo segnando 27 gol con le giovanili e bagnando l'esordio in prima squadra con una storica doppietta contro le Toffees (Arsenal – Everton 3-1, 9 novembre 2004), che gli valse il soprannome di “King Arthur”. In Premier League non trova la sua dimensione, e dopo una parentesi al Derby County, nel 2007 torna in Italia, dando il via a una serie di trasferimenti che nel 2013 lo portano a vestire la maglia del Varese, con la quale gioca per due mezze stagioni.
LUPOLI A VARESE
Il primo anno al Franco Ossola non è entusiasmante, mister Sottili non lo vede e decide di affidare le chiavi dell’attacco a Pavoletti e Neto Pereira. Dopo sole cinque presenze e diversi weekend trascorsi in panchina, a metà anno viene ceduto in prestito all’Honvéd.
Con il rientro in biancorosso nel luglio del 2014, torna quel filo conduttore invisibile che collega questa figura all'Inghilterra, l’arrivo del nuovo direttore sportivo: Gabriele Ambrosetti, ala sinistra del Chelsea a fine anni ’90, scherzosamente ribattezzato da Gianluca Vialli "il Ryan Giggs italiano", è il tramite tra il centravanti e il nuovo allenatore Stefano Bettinelli che riesce a valorizzare Lupoli a Varese. La sua seconda e ultima avventura varesina termina il 31 gennaio 2015, dopo un Lanciano – Varese 1-2 firmato dal gol in apertura proprio di Lupoli e dalle parate di Perucchini che regalarono a Varese i tre punti, riaccendendo la speranza di una stagione che si concluse nel modo più amaro possibile, culminato con la retrocessione in Serie C, sancendo la stagione 2014/2015 come l’ultima in Serie B. Un destino diametralmente opposto per l’attaccante, che propria quella notte fu ceduto al Frosinone con cui ottenne la promozione in Serie A.
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