COSTI ENERGETICI
Caro-carburanti, export e durata dei picchi
L’analisi di Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE. Sulla Prealpina di mercoledì 25 marzo otto pagine sui temi economici della settimana
La guerra in Iran e le tensioni geopolitiche fanno tremare l’opinione pubblica. Ci si appella ad una maggiore sovranità energetica per fronteggiare i rincari generalizzati dovuti alla dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti. Il contesto è complicato e non va preso alla leggera. Lo suggerisce Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE, l’Export Credit Agency italiana. «Quando c’è volatilità sui mercati l’occhio va sempre ai picchi ma non bisogna perdere d’occhio anche quanto a lungo si sta su certe fasce di prezzo». Si pensi alle reazioni all’annuncio che il gas sul TFF di Amsterdam è passato da 25 €/MWh a 40 €/MWH, o che il Brent che ha sfiorato i 100 dollari al barile. Terzulli specifica che l’impatto sulle attività delle imprese di certi massimi, se temporanei, è relativo.
«Le imprese subiscono inevitabilmente gli aumenti dei costi produttivi, soprattutto come nel caso di quelle dell’Italia che ha fonti proprie limitate, e il timore per una riduzione dei margini di profitto che non è sostenibile a lungo, può portare ad alzare i prezzi».
Per il Chief Economist di SACE l’aumento dei prezzi per il consumatore espone al rischio di una riduzione della quota di mercato. L’auspicio è all’individuazione di un equilibrio tra la volontà di preservare i margini e l’impatto sul compratore perché «questo shock - evidenza Terzulli - è generalizzato e colpisce in modo simile le imprese italiane ma anche alcuni dei principali competitor esteri». Un esempio su tutti è quello delle imprese tedesche, schiacciate dalla concorrenza cinese nel settore automotive.
Da quanto detto finora emerge quindi un appello alla calma nell’elaborazione di politiche e strategie per l’export, sia per gli enti istituzionali che per le imprese che, come suggerisce il Chief Economist, sono nell’atteggiamento del “wait and see”.
«L’attenzione - chiarisce Terzulli - è rivolta alla durata e all’intensità dello shock e come SACE abbiamo alzato l’allerta del monitoraggio sui rischi, ma non sono mutate le nostre modalità di intervento assicurativo: non abbiamo assunto un atteggiamento di chiusura verso i Paesi del Golfo interessati dal conflitto».
Alessandro Terzulli ribadisce che SACE conferma il supporto ordinario, anche in condizioni che iniziano ad essere straordinarie. Ricorda poi alle imprese interessate ad aprirsi verso il Medio Oriente che «programmi di internazionalizzazione devono articolarsi in logiche di medio e lungo termine. Gli ostacoli possono capitare e la guerra in Iran non è un ostacolo normale, perciò è comprensibile che le imprese abbiano alzato la loro allerta, ma ignorare il potenziale di medio-lungo termine di domanda che mercati come quelli di Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti offrono, sarebbe a mio avviso prematuro e controproducente».
Secondo recenti dati ISTAT, il valore dell’export italiano verso i tre Paesi ha superato i 25 miliardi di euro complessivi tra 2024 e 2025. Terzulli rivela poi che la Mappa dell’Export 2026 di SACE individua 16 nuove rotte strategiche per le imprese italiane, per una diversificazione intesa come estensione dei propri mercati e non mera sostituzione. «Diversificare non significa abbandonare i mercati dove sono presente, se si complicano. Significa consolidare la posizione in quel mercato, allargando lo sguardo anche ad altri mercati».
Sulla Prealpina di mercoledì 25 marzo otto pagine dedicate ai temi economici della settimana
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