GUARDIA DI FINANZA
È il re delle truffe: confiscata la casa
Il rom che vive alle Torri dovrà trasferirsi
«Questo è il mio lavoro, è il mio business. Ho bisogno di questo lavoro per mangiare, se non lo faccio non ho i soldi per mangiare, è molto semplice», diceva in un’intercettazione il rom trentaquattrenne che già nel 2015 era un mago delle truffe rip deal, quelle che colpiscono i nababbi dell’alta finanza, gli oligarchi russi, i petrolieri arabi. Una tradizione di famiglia la sua, che aveva permesso al clan di scordarsi dei camper e degli allacci abusivi alla corrente e di adagiarsi in abitazioni sfarzose. Nel 2024 era arrivato un primo provvedimento dall’autorità giudiziaria, la confisca dell’immobile di largo Buffoni, alla Torre di ghiaccio. «Pazienza», si era detto il nomade slavo, «il ricorso in appello ci darà ragione».
Invece l’appello confermò il decreto emesso dalla sezione delle misure di prevenzione di Milano, su proposta del pubblico ministero Nadia Calcaterra, e ora è diventato definitivo. Il pregiudicato deve dire addio all’alloggio di 120 metri quadrati, con box interrato, all’undicesimo piano del grattacielo, dal valore stimato di quasi 400mila euro. Inoltre la banca che aveva acceso il mutuo alla moglie del rom non potrà metterci le mani sopra: l’autorità giudiziaria ha dichiarato il difetto di buona fede dell’istituto di credito. Il trentaquattrenne si sarebbe insomma arricchito con l’inganno, gli accertamenti della Guardia di Finanza di Gallarate lo hanno dimostrato con chiarezza: proponeva, insieme a complici dello stesso lignaggio, vantaggiosi cambi di valuta in nero a broker che ne avevano da guadagnarci. Ma a fronte del denaro che gli uomini d’affari mettevano sul piatto, lui rifilava un corrispettivo in banconote false.
Nella maggior parte dei casi ricorreva al sistema hawala, metodo di trasferimento finanziario antico nato in Medio Oriente. Il passaggio si basa su una rete di mediatori e sulla fiducia, sulla parola d’onore e sull’onestà di chi si occupa della transazione. Un soggetto consegna denaro a un intermediario nel Paese A e un beneficiario riceve l'equivalente da un altro intermediario nel Paese B, previa comunicazione in codice. Addio tracciabilità, una migliore condizione per il riciclaggio e l’autoriciclaggio di denaro sporco non si potrebbe immaginare. Per i giudici quindi il trentaquattrenne è «inserito nel circuito criminoso in modo organico e con ruolo di primissimo piano».
Le sofisticate truffe sono sempre state la sua principale professione, svolta «con abitualità», per questo è da considerarsi «socialmente pericoloso» e comunque lo era nel momento in cui entrò in possesso dell’appartamento di largo Buffoni.
© Riproduzione Riservata


