LA CAREZZA
Il bambino ucciso, l’addio alla mamma: «Ricordiamoli con una via»
Morta a Caronno Pertusella la mamma del piccolo Domenico, ucciso dalla ‘ndrangheta. Associazioni e cittadini chiedono di ricordarli
«Dovremmo intitolare una piazza o una strada a Francesca Anastasio e a suo figlio».
È l’auspicio di alcuni cittadini e associazioni molto legati alla mamma di Domenico Gabriele, il bambino ucciso a Crotone per sbaglio dalla ‘ndrangheta mentre giocava a calcetto. Un’amicizia che si è fatta col tempo sempre più forte, da quando la donna si è ammalata e col marito si è trasferita a Caronno per le cure. Ora che anche lei è mancata, il mondo associativo, con cui aveva collaborato per sensibilizzare contro le mafie le nuove generazioni, è in lutto.
Morte di un bambino
La scomparsa di Dodò, com’era chiamato Domenico, resta una delle pagine più dolorose della cronaca calabrese. Era un pomeriggio d’estate del 2009 quando, in un campetto della periferia di Crotone dove un gruppo di ragazzini stava giocando a calcio, accadde l’imprevedibile: uno sparo che doveva colpire un uomo legato ad ambienti criminali, finì per colpire un bambino di undici anni, che si trovava nel posto sbagliato mentre inseguiva un pallone. Trasportato d’urgenza a Catanzaro, Dodò rimase per mesi sospeso fra la vita e la morte, fino a quando spirò. Giustizia fu fatta: anni dopo i responsabili di quell’agguato furono condannati all’ergastolo.
La testimonianza
Il dolore per la morte del figlio, per Francesca a il marito Giovanni Gabriele, si è trasformato presto in testimonianza: per anni hanno portato la loro storia in piazze, scuole e teatri, promuovendo la cultura della legalità. Fino a quando Francesca si è ammalata e per curarsi in un ospedale milanese ha deciso di trasferirsi a Caronno Pertusella col marito. È morta lunedì, 11 maggio, a 58 anni, dopo avere lottato contro una malattia.
Nel tempo i due genitori hanno intrecciato un rapporto profondo con molte realtà associative caronnesi, trovando nelle scuole uno dei luoghi privilegiati per condividere la propria esperienza e parlare ai ragazzi di responsabilità e memoria. In lutto docenti e Associazione nazionale Carabinieri, con cui Francesca aveva collaborato. Intanto, nei giorni scorsi, Paolo Bocedi, presidente di Sos Italia Libera, ha annunciato via social l’intenzione di proporre al sindaco Marco Giudici di dedicare una via della città a Francesca e Dodò, come segno tangibile di riconoscimento verso due vittime innocenti della violenza mafiosa. Pur comprendendo la richiesta, che dev’essere ancora formalizzata, Giudici precisa che «La Legge 1188 del 23 giugno 1927 stabilisce che le intitolazioni di aree pubbliche sono vietate se riferite a persone decedute da meno di dieci anni. In ogni caso riconosciamo il valore della testimonianza portata da Francesca Anastasio e il legame con la nostra città e siamo pronti a ricordarla in altri modi».
Associazioni e cittadini chiedono di ricordarli.
Il sindaco: «Capisco, ma
lo faremo in altro modo»
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