IL RAGGIRO
Casa vacanza fantasma: truffati
Famiglia versa la caparra a varesino. Ma l’alloggio vista mare non esiste
Sognava una vacanza al mare con tutta la famiglia e per assicurarsi quell’appartamento a due passi dalle spiagge delle Marche l’aspirante villeggiante ha pagato, con un bonifico, una caparra di 400 euro (sui mille pattuiti per una settimana di affitto) a colui che aveva messo l’annuncio su un sito internet. Ma quando è arrivato a Fano (nella foto) ha scoperto che quella casa, in realtà, non esisteva. Esisteva, sì, la via indicata nell’inserzione, ma non il numero civico. A quel punto ha provato a contattare il (sedicente) locatore, ma senza ottenere risposta. E così non gli è rimasto che tornare a casa, a Lecco, e rivolgersi ai carabinieri, che hanno poi identificato il truffatore, un varesino di 47 anni. Che però se l’è cavata, poiché la vittima non si è costituita parte civile nel processo in Tribunale a Varese e alla fine ha deciso di ritirare la querela.
La storia approdata davanti al giudice Alessandra Sagone risale all’estate del 2018 ed è l’ennesima dimostrazione che quando si cerca l’affare sul web bisogna “navigare” con la massima prudenza. Soprattutto al momento di pagare. «Mi ha tratto in inganno una foto scattata dall’interno dell’alloggio, nella quale si vedeva una palma», ha raccontato, sconsolato, colui che è caduto nell’ennesimo raggiro on line. Non l’unico, a quanto pare, a restare fregato per quello stesso appartamento fantasma sull’Adriatico, spacciato come “direttamente sul mare”. «Non trovando il numero civico riportato nell’annuncio, ho bussato a un’altra porta sulla stessa strada. “Non sei il primo che cerca questa casa”, mi hanno risposto. E anche i carabinieri mi hanno detto che succede frequentemente». Per marito, moglie e figli la delusione è stata enorme: «Ci siamo rimasti talmente male che abbiamo preferito tornare subito a casa».
L’autore dell’annuncio aveva lasciato il suo numero di telefono («Ci siamo sentiti più volte, anche il giorno prima della partenza»), mentre per il bonifico aveva fornito gli estremi del conto. Per poi sparire nel nulla, come la casa vista mare. I militari non ci hanno messo molto a risalire alla sua identità - si tratta di un uomo di Travedona Monate, classe 1975, difeso d’ufficio dall’avvocato Federico Caldesio - e a denunciarlo per truffa. Dopo quattro anni il caso è arrivato finalmente in Tribunale, ma la vittima ha deciso che non valesse la pena andare avanti: ormai i 400 euro sono persi, ma non aveva voglia di pagare anche la parcella a un avvocato per chiedere il risarcimento a una persona che magari è nullatenente o comunque vive di espedienti. E così con la remissione di querela il procedimento s’è chiuso con una sentenza di non doversi procedere.
Prosegue invece (prossima udienza a marzo 2023) il processo a un bergamasco di 54 anni accusato di aver messo in vendita una Ford Fiesta, incassando i 300 euro di acconto da un varesino per poi chiudere l’account e non consegnare la vettura. A incastrare il truffatore, assistito dall’avvocato Federico Buzzi, la carta PostePay su cui si era fatto accreditare i soldi.
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