LA RICHIESTA
Scalco in carcere. I difensori: «È malato, torni ai domiciliari»
Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2022 l’arciere di Cittiglio uccise con una freccia un muratore peruviano che festeggiava la nascita del figlio
Dopo oltre tre anni di arresti domiciliari nella sua casa di Cittiglio, si sono spalancate le porte del carcere per Evaristo Scalco, l’artigiano che la notte tra l’1 e il 2 novembre 2022 uccise con una freccia un muratore peruviano di 41 anni che festeggiava la nascita del figlio nei vicoli di Genova. Il suo ingresso nella casa di reclusione di Opera è la diretta conseguenza del fatto che la sentenza di condanna a 21 anni per omicidio omicidio volontario aggravato dai futili motivi è definitiva.
L’uomo, 67 anni, assistito dagli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, si trova detenuto nel centro clinico del carcere milanese in quanto reduce da un delicato intervento chirurgico. Proprio per questo motivo, i suoi legali avevano sollecitato un differimento dell’esecuzione della pena sostenendo che le sue condizioni erano incompatibili con la detenzione in carcere.
La documentazione medica
Tuttavia, una prima istanza è stata rigettata dalla Procura generale del capoluogo lombardo. Ora i difensori sono decisi a tornare alla carica investendo della questione il Tribunale di Sorveglianza. Obiettivo: riportarlo ai domiciliari. È stata fatta pervenire tutta la documentazione medica al Tribunale di Sorveglianza che, a sua volta, ha chiesto al medico del carcere milanese una relazione relativa alle attuali condizioni mediche di Scalco e alla sua compatibilità col regime detentivo.
Le motivazioni
Leggendo le motivazioni, la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva spiegato che l’omicidio dell’artigiano di Cittiglio era stato connotato da dolo eventuale. Quando Scalco scagliò la freccia per punire quell’uomo, ai suoi occhi “colpevole” di fare troppo baccano fuori dal locale sottostante l’appartamento che aveva affittato nel centro storico del capoluogo ligure e di averlo deriso a fronte delle sue rimostranze, pur non avendo l’intenzione diretta di uccidere, aveva messo in conto che la sua condotta poteva causare la morte e ne aveva accettato il rischio. Ciò premesso, subito dopo aver lanciato la freccia dalla finestra e una volta visto che il ferito non accennava a rialzarsi, Scalco «tenne una condotta indicativa di una spontanea e immediata resipiscenza».
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