IN SCENA
Claudio Bisio: la mia vita così com’è
Una drammaturgia a capitoli ognuno dei quali corrisponde una fase della vita dell’attore
Dall’enorme e variegato repertorio e patrimonio letterario di Francesco Piccolo, uno spettacolo che è un po’ romanzo di formazione e un po’ biografia tra il divertito e il riflessivo, senza nascondere l’allegria del vivere così come gli inciampi: è La mia vita raccontata male quella che Claudio Bisio, diretto da Giorgio Gallione, narra nella Sala Shakespeare del teatro Elfo Puccini di Milano fino al 19 aprile, in un susseguirsi di date che contano ormai quasi completamente il sold out.
Con la supervisione di Piccolo, che è romanziere e sceneggiatore cinematografico, ma non ha scritto per il teatro, Bisio e Gallione hanno creato, prendendo da tutti suoi romanzi e racconti, una drammaturgia che si struttura quasi a capitoli, facendo corrispondere a ciascun di queste “stazioni” una fase della vita dell’attore stesso: la sua infanzia, la sua adolescenza, il suo diventare adulto, marito e padre. Parafrasando, nel titolo dello spettacolo, quello di un fumetto di Gipi, La mia vita disegnata male. Vita pubblica e privata, reale e romanzata, felicità, scelte talvolta anche sbagliate, spesso tragicomiche: Francesco Piccolo ha scritto che se tirasse via la cosa che meno gli piace della vita se ne verrebbe via per sempre anche quella che gli piace di più.
E da questa frase si dipana questo spettacolo che in quale modo ricorda a tutti che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi e che quando guardiamo indietro ritroviamo tutte quelle scelte, quelle intuizioni, quegli errori, quei sentimenti che ci hanno portato fino a lì. Dalla prima fidanzata alle gemelle Kessler, dai mondiali di calcio all’impegno politico, dall’educazione sentimentale alla famiglia o alla paternità, dall’Italia di ieri a quella di oggi, fino alle scelte professionali e artistiche, lo spettacolo è un continuo e divertentissimo ping-pong in musica e parole, in cui Bisio è accompagnato in scena da due musicisti, due chitarristi che suonano dal vivo, Marco Bianchi e Pietro Guarracino, oltre che da brani preventivamente registrati composti da Paolo Silvestri, quasi a voler creare una vera e propria partitura che rappresenta la vita e le sue sfumature, la vita e ciò che la compone dal punto di vista personale, ma anche ideale, civile ed etico. Ed ecco che quella che potrebbe sembrare una sequenza eccentrica di racconti e di situazioni rispecchia alla fine una vita che potrebbe davvero essere quella di tutti noi. Perché alla fine la vita, più che quella vissuta, è quella raccontata e ricordata.
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