VERGOGNA NAZIONALE
Gentile: «Se ne vadano tutti». Collovati: «A mancare è il talento»
Dopo l’eliminazione con la Bosnia, due colonne della nazionale italiana con trascorsi nel Varesotto analizzano il futuro azzurro
Claudio Gentile e Fulvio Collovati sono stati due difensori colonne della nazionale italiana tra gli anni ’70 e ’80. Gentile, detto Gheddafi per la nascita in Libia, ha iniziato la sua carriera con la maglia del Varese, è celebre per la marcatura dura e senza compromessi, e fu protagonista nel Campionato mondiale di calcio 1982, quando annullò Diego Marafona prima e Zico poi con due prestazioni iconiche che sono entrate nella storia. Collovati, che è stato dirigente della Pro Patria all’inizio dell’era di Patrizia Testa, è stato uno stopper più elegante e tecnico, si distinse per senso della posizione e affidabilità. Nella finale di Madrid annullò dal campo il tedesco Fischer. Ciò che li accomuna è appunto la vittoria del Mondiale 1982 con l’Italia, oltre al ruolo chiave in difesa e a carriere importanti nei club italiani.
GENTILE: «RIPARTIAMO DA EX CALCIATORI»
«Non entro nel merito e tanto meno faccio nomi ma esprimo il mio pensiero – dice senza mezzi termini Gentile –. E cioè che se ne devono andare, senza sconti, e mi riferisco alla Federazione, ai vertici del calcio italiano. Azzerare tutto e ricominciare senza sprecare tempo perché dopo quello che è successo in Bosnia tempo da perdere non ce n’è più».
Quindi, sempre dall’osservatorio privilegiato di uno che il Mondiale l’ha vinto, quale sarebbe la ricetta?
«Il mio parere è noto e ha più chiavi di lettura. Ma penso che, una volta fatta chiarezza in Figc, sia arrivato il tempo di affidarsi a chi il calcio l’ha vissuto da dentro, a ex giocatori - e preciso che non parlo a livello personale - che possano portare la loro esperienza e spingere per una visione diversa del calcio, un calcio che cambia e che ha bisogno di aggiornamenti costanti».
COLLOVATI: «RICAMBIO PROFONDO COMINCIANDO DAI SETTORI GIOVANILI»
Collovati questa eliminazione non se l’aspettava. «No, è stata inaspettata e allo stesso tempo inaccettabile perché maturata contro un avversario non di primissima fascia. La sconfitta con la Macedonia è stata una sorpresa, quella contro la Svezia ci poteva anche stare perché a livello internazionale gli scandinavi hanno ottenuto buoni risultati, quella di martedì non si può sopportare. Inutile girarci intorno, è grave e chi di dovere tragga le conseguenze. Ho ragione di credere che sia semplicemente figlia di una Nazionale con poco talento, una squadra che ha sprecato una favorevolissima occasione. Mi rifiuto di pensare che giocatori abituati a scendere in campo in stadi con decine di migliaia di spettatori possa avere problemi in un catino che ne ospita 9mila. Semmai c’erano vantaggi e non svantaggi tenendo conto che la Bosnia occupa la 55esima posizione del ranking Fifa».
E adesso da dove si ricomincia?
«La risposta mi pare scontata. Non andare a tre Mondiali di seguito impone una riflessione a livello generale. Si restituisca il calcio a chi sa di calcio. Lo dico senza problemi: il primo passo è quello di un rinnovamento totale dei vertici federali, poi avviare un ricambio profondo a cominciare dai settori giovanili».
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