LA STRAGE
Crans Montana: il rientro della salma di Chiara
Arrivata a Linate con il volo di Stato con altre quattro vittime italiane della tragedia di Capodanno
Hanno lasciato l’aeroporto militare di Linate i feretri di cinque delle sei vittime italiane della strage di Crans-Montana, arrivate nella tarda mattinata di oggi, lunedì 5 gennaio, dalla Svizzera con un volo di Stato. Le due vittime milanesi Chiara Costanzo – originaria di Arona – e Achille Barosi rimarranno in città in attesa della camera ardente e dei funerali. I feretri di Giovanni Tamburi ed Emanuele Galeppini sono diretti nelle loro città, Bologna e Genova. L’aereo militare C130 con il feretro di Riccardo Minghetti, invece, è ripartito per Roma Ciampino. Il feretro di Sofia Prosperi, italo-svizzera che viveva a Lugano, non è stato imbarcato: le esequie si svolgeranno nella città elvetica.
SULLA PISTA CALA IL SILENZIO
Subito dopo l’atterraggio del volo di Stato sulla pista dell’aeroporto militare di Linate i feretri, in legno chiaro, di quattro giovani morti nella strage di Crans-Montana sono stati spostati dall’aereo ai carri funebri, alla presenza dei parenti e delle autorità con i gonfaloni. Ad accogliere le salme, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’assessore regionale alla Sicurezza e Protezione civile Romano La Russa, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, della Liguria Marco Bucci, il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, il sindaco e il vicesindaco di Milano, Giuseppe Sala e Anna Scavuzzo. Un sacerdote ha benedetto le bare dei ragazzi, mentre i parenti le sfioravano. Sulla pista dell’aeroporto militare di Linate è calato il silenzio assoluto, in segno di rispetto e dolore per le giovani vittime. Anche i funerali – ha annunciato l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado – sono stati proposti alle famiglie a spese dello Stato.
IDENTIFICATI TUTTI I FERITI
Intanto, sono stati tutti identificati i 116 feriti nell’incendio di Capodanno, 83 dei quali sono ancora in ospedale. Gli svizzeri i più numerosi (21 femmine e 47 maschi), seguiti dai francesi (21, di cui 10 femmine e 11 maschi). Il numero iniziale di 119 comprendeva tre persone che nella notte di Capodanno erano finite in ospedale ma per altri motivi. Lo comunica la polizia del Vallese.
LA GIORNATA DI DOMENICA
È proseguito anche ieri il trasferimento dei ragazzi feriti in Italia. Dal primo gennaio, all’ospedale Niguarda di Milano ne sono arrivati in tutto 11, di cui sette in gravi condizioni. Nel pomeriggio, da Zurigo è stato portato Kean, sedicenne studente del liceo Virgilio di Milano, e ospite nella località svizzera nella casa di Francesca, anche lei ricoverata nel Centro Grandi ustioni dell’ospedale milanese. In Svizzera restano gli «ultimi tre ricoverati, monitorati dal nostro team e da personale sanitario elvetico», spiega Massimiliano Borzetti, team leader del dipartimento Protezione civile a Crans-Montana. Si tratta di pazienti in condizioni delicate: «Faremo valutazioni nei prossimi giorni, è importante che ci sia l’idoneità al trasporto».
In serata è terminata l’identificazione formale delle 40 vittime totali. Hanno quindi un nome anche gli ultimi 16 corpi rimasti: sono tre giovani svizzere (due di 15 anni e una di 22), una ragazza con cittadinanza svizzera-francese di 24 anni, tre italiani (lui e lei di 16 anni e un ragazzo di 15), una portoghese di 22 anni, una belga di 17, sei francesi (una di 33 anni, una di 26, uno di 23, uno di 20, uno di 17, uno di 14) e un 15enne con nazionalità francese/israeliana/britannica. Proprio quando, in mattinata, era terminata l’identificazione dei morti italiani, è stato l’ambasciatore Cornado, a prendere posizione: «Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile: sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso». Un commento arrivato a margine della messa e della marcia silenziosa dedicata alla vittime per le vie di Crans-Montana, poco dopo che la confederazione elvetica ha annunciato una giornata di lutto nazionale per venerdì 9 gennaio. «L’uomo non è fatto per la notte, non è fatto per la morte, ma per la luce», ha detto il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey. Commentando il passaggio del Vangelo di Matteo sull’arrivo dei Magi, il prelato ha spiegato: «Siamo sconvolti come i Magi che non trovano Gesù, chiediamo la grazia dei cercatori di luce di fronte all’eclissi che c’è stata a Crans-Montana, perché è insopportabile stare nella notte». Dopo la funzione, trasmessa su due maxischermi per i tantissimi rimasti fuori dalla chiesa di Saint-Christophe, è partito il corteo. Alcune migliaia di persone e un silenzio quasi irreale, interrotto solo dalle lacrime. Poi lo scrosciante applauso per soccorritori, forze dell’ordine e vigili del fuoco. Due ali di folla hanno concesso loro di sfilare sino in testa, proprio tra l’installazione che commemora le vittime e il locale teatro della tragedia, in larga parte nascosto da teli bianchi. “Soccorritori, avete visto un orrore indicibile, la popolazione vallesana sarà qui“, ha detto qualcuno al microfono. E neppure i pompieri sono riusciti a trattenere il dolore.
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