IL PERSONAGGIO
Da Topolino all’Icma, Gagnor: «Ho Busto nel cuore»
Dopo la fine della storica collaborazione, il fumettista pensa al suo esordio letterario “Giorgio Furia” e all’insegnamento di sceneggiatura all’Istituto “Antonioni” di Sacconago
«Non scrivo più per Topolino, il direttore ha dato retta a una minoranza nevrotica e purista. L’editoria è un mondo stupendo, non senza difficoltà: nel mio romanzo “Giorgio Furia” ci scherzo sopra, con una vena di malinconia. L’istituto cinematografico “Antonioni”, a Busto Arsizio? Per me è un pezzo di cuore, ormai mi sento un po’ bustocco». È stato messo alla porta Roberto Gagnor, sceneggiatore e scrittore, che per 23 anni ha collaborato con il settimanale Topolino, firmando più di trecento storie a fumetti. La rottura risale a maggio, ma tutto ha avuto origine ad aprile, quando Gagnor, su Facebook, ironizzò sul tradizionalismo di certi lettori della rivista, che si erano scagliati online contro alcune storie pubblicate per il trentennale di “PK” (storico aggiornamento in salsa sci-fi di Paperinik). Gli episodi non portavano la sua firma, ma lui aveva voluto dire la propria.
L’EVOLUZIONE DI TOPOLINO
«I fan di Topolino sono meravigliosi – puntualizza oggi – ma, per una fetta minuscola, pare che le nuove uscite siano sempre terribili, a priori, solo perché diverse rispetto alle storie più vecchie con cui si pongono in continuità». Un prodotto narrativo non può piacere a tutti, «rientra nella normale dialettica fra autore e lettori. Ma in questo e altri casi – ribadisce Gagnor –, c’è chi ha davvero esagerato», prima disperandosi per non aver trovato pagine di proprio gusto, e poi, dopo il post scherzoso di Roberto, esigendo il suo licenziamento da parte di Topolino.
I PROGETTI
Detto, fatto: Alex Bertani, il direttore editoriale, li ha accontentati, ponendo fine al contratto col prolifico collaboratore. Tutto per le lamentele di «una decina di utenti di Internet, a dir tanto», sostiene Gagnor, sottolineando che «le persone che ora mi stanno dimostrando affetto sono molte di più». E favorire le pretese di una piccola frazione del pubblico, secondo lui, rischia di «plasmare la rivista sui desideri di pochi, bloccandola in un oltranzismo che allontana soprattutto i più piccoli». Del resto, «Topolino è una grande opera d’arte collettiva in cui tutti mettono qualcosa, innovando personaggi che poi altri trasformeranno a propria volta. È così che il fumetto rimane vivo, non confinandolo in un’ortodossia». Chiuso questo capitolo, Roberto guarda al futuro, tra la promozione del suo esordio letterario, “Giorgio Furia” (edito da HarperCollins) e la continuazione del rapporto con l’“Antonioni” di Sacconago, dove da 16 anni insegna sceneggiatura: «Ho avuto allievi che poi sono diventati colleghi», racconta con orgoglio.
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