TRASPORTI
Malpensa sotto attacco, intercontinentali a Linate
Piano Aeroporti: alcuni voli potrebbero andare a Milano
Non è ancora stato pubblicato e approvato ma fa già parlare molto di sé, almeno sotto le Prealpi e in quel di Malpensa. Si tratta della bozza del nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 che è stata presentata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla presenza del capo del dicastero Matteo Salvini, dei rappresentanti istituzionali, degli operatori del settore e delle parti sociali. In alcune delle 126 pagine del testo, documento di indirizzo politico e tecnico per lo sviluppo del settore aereo italiano che in pochi hanno ancora visto in tutte le sue parti, compare infatti una proposta di sviluppo di Linate: lo scalo alle porte di Milano «potrebbe essere aperto a nuove rotte extra Ue anche oltre i 1.500 chilometri».
Prima classe
A scriverlo è il Corriere della Sera che è stato in grado di visionare la bozza. Inoltre, secondo il quotidiano nazionale, il documento specifica che le rotte devono essere «operate esclusivamente con velivoli in configurazione business da compagnie legacy», vale a dire utilizzando unicamente aerei dedicati alla sola “prima classe” e gestiti da aviolinee tradizionali e non low cost o di aviazione privata. Nel testo del Piano, riporta il Corriere, c’è anche la ragione di questa idea: «Per assicurare ai vettori aerei una maggiore efficienza e una più ampia scelta nel definire i loro servizi di linea conformemente ai diversi profili di domanda dei passeggeri, in modo trasparente e sulla base di criteri oggettivi». Che in parole semplici significa far volare direttamente su e da Milano passeggeri che possono permettersi di viaggiare, per esempio, a New York, in ampie poltrone confortevoli sorseggiando champagne e degustando piattini gourmet.
Cosa dice la legge
In questa proposta non ci sarebbe poi nulla di male se non fosse che regalerebbe all’aeroporto meneghino una bella fetta di clienti e di voli che ora sono di Malpensa. Sì, perché è lo scalo della brughiera a essere intercontinentale e non quello di Linate. E non lo è anche per legge: secondo il decreto ministeriale del primo settembre del 2022 redatto dal ministro Enrico Giovannini, dall’aeroporto del capoluogo lombardo non possono infatti partire voli che superino i 1.500 chilometri, è limitato alle destinazioni dell’Unione Europea, possono partire e atterrare solo aerei a corridoio singolo e i collegamenti autorizzati possono essere esclusivamente di tipo punto a punto. Il decreto Giovannini è stato pensato proprio per regolamentare la ripartizione del traffico nel sistema aeroportuale milanese (tra Linate, Malpensa e Bergamo), per evitare così la sovrapposizione delle rotte e definire la natura dello scalo. E per aiutare Malpensa che dopo l’abbandono di Alitalia ha perso milioni di passeggeri e ingenti perdite economiche. E allora perché nella bozza del nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti redatto da Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, in stretta collaborazione con il Ministero è stato inserito questo suggerimento che va controcorrente alle intenzioni della normativa vigente?
Livello europeo
Difficile dirlo; quel che è certo - nel caso in cui la proposta venga accettata - si dovrebbe prima cambiare la legge, cosa non facile perché è approvata anche a livello europeo. Nell’attesa di visionare il testo completo del documento, che mira a sviluppare tutta la rete aeroportuale italiana, la frase «nessuno tocchi Malpensa» gira già tra le mura dello scalo e oltre.
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