MUSICA
Francesco De Gregori: «Cerco solo un rapporto intimo con gli spettatori»
Dal 25 novembre al 22 dicembre venti date dal vivo all’Out Off: «Farò canzoni che non hanno avuto una grandissima diffusione»
Tre volti di uno stesso progetto. Nevergreen (Perfette sconosciute) è il modo con cui Francesco De Gregori ricorda l’intima residenza dell’anno scorso al Teatro Out Off di Milano, venti date davanti a una storica platea cittadina di appena duecento posti. L’esperienza è stata immortalata dal regista Stefano Pistolini nel documentario Francesco De Gregori. Nevergreen, in prima serata su Rai 3 giovedì 4 e in seguito disponibile su RaiPlay. Il prossimo 16 ottobre Nevergreen (Perfette sconosciute) comparirà anche in versione album live ad anticipare una seconda serie di concerti sotto lo stesso titolo: dal 27 ottobre quindici serate al Teatro Sala Umberto di Roma e dal 25 novembre al 22 dicembre altre venti, nuovamente all’Out Off.
«Nevergreen – spiega De Gregori –, è un innesto maccheronico fra evergreen, ovvero le canzoni che rimangono nella storia, e never, che può voler dire le canzoni che non sono mai diventate famose e che forse mai lo diventeranno». L’attitudine delle date autunnali sarà la stessa della prima leg milanese, quando il cantautore romano scelse una settantina di canzoni da cui creare una scaletta ogni sera diversa, pescando dalle sezioni meno note della sua produzione. «In questi concerti nessuno deve aspettarsi che faccia Generale, La donna cannone o Rimmel, chiuderò solo con Buonanotte fiorellino. Vi dico due o tre titoli: La ragazza e la miniera, I matti, Deriva, San Lorenzo, Stelutis alpinis, Gambadilegno a Parigi. Sono tutte canzoni che non hanno avuto una grandissima diffusione ma che mi divertirò molto a fare». Il motivo, un posizionamento critico: «Sono un po’ imbarazzato dal gigantismo dell’industria musicale di oggi. Questi concerti vorrebbero essere un controcanto a questa rincorsa ai grandi numeri. Sold out è una parola che mi dà fastidio: quello che vado cercando è un rapporto intimo con gli spettatori. Il mio mestiere, per come l’ho fatto in maniera forse poco allineata con le regole del mainstream, consente una grande libertà di scelta, tenendo conto dell’industria musicale ma senza mai cavalcarla o subirla».
Il film di Pistolini procede nella stessa direzione: «È un film a cui tengo molto perché non è un biopic. Il biopic tende a rappresentare la musica di un artista attraverso il racconto che l’artista fa di sé. Di solito lo inchiodano su una seggiola, gli fanno fare un’intervista di due ore su sé stesso e poi spalmano questa intervista fra una canzone e l’altra. Ecco, quello che abbiamo fatto io e Stefano è rappresentare semplicemente un musicista e la sua band al lavoro, davanti al pubblico o durante le prove del pomeriggio. Poi ci sono degli amici ospiti che mi sono venuti a trovare accettando il gioco dell’improvvisazione e del non-perfetto: Zucchero, Jovanotti, Elisa, Ligabue, Malika Ayane, anche Gianna Nannini e Gino Pacifico. Venuti, devo dire, in totale semplicità. Questo non è un film patinato. Potrei dire che è un film grunge».
Buona parte di questi cameo sono presenti nel film, mentre solo uno, ancora ignoto, apparirà nell’album in uscita a ottobre: «È un disco con pochissima post-produzione. È stato solamente missato, non ci sono rimaneggiamenti di alcun tipo. Oggi sento molti concerti che somigliano a dei dischi, perché usano molte sequenze e basi registrate. Questo invece è un disco che somiglia a un concerto, o perlomeno lo spero».
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