IL PROCESSO
Delitto di Parabiago, Adilma: «Nascosta la verità»
La Procura chiede l’ergastolo. Oggi la sentenza
Sono trascorse 8 ore da quando la corte d’assise si è ritirata in camera di consiglio. L’ultima parola nel processo per l’omicidio di Fabio Ravasio l’ha avuta Adilma Carneiro Pereira, sua compagna e mandante - secondo l’accusa - del delitto. «Non sono stati rispettati i miei diritti di difesa, non sono state portate le prove a mio favore» ha detto rivolgendosi al presidente Giuseppe Fazio. Oltre a lei sono imputati l’ex amante Massimo Ferretti, il marito segreto (nessuno sapeva fossero sposati) Marcello Trifone, il meccanico Fabio Oliva, l’ex genero Fabio Lavezzo, il figlio Igor Benedito e gli amici Mirko Piazza e Mohamed Dahibi. In aula, provati dall’attesa, anche la madre di Ravasio, Annamaria Trentarossi e il cugino Giuseppe Ravasio. Il pm Ciro Caramore aveva chiesto l’ergastolo per Adilma, Trifone, Piazza, Lavezzo e Dahibi. Per gli altri pene da 9 anni e 10 mesi a 24 anni. La decisione a quanto pare non è così scontata.
L’UDIENZA
«Bisogna vedere se quelle dichiarazioni costituiscano davvero un mandato omicidiario oppure no». Con queste parole l’avvocato Mattia Fontanesi ha chiesto alla Corte d’Assise di Busto Arsizio l’assoluzione di Adilma Pereira Carneiro, di cui è difensore con la collega Denise Pedrali, imputata come presunta mandante dell’omicidio di Fabio Ravasio, il 52enne suo compagno, travolto e ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago in quello che inizialmente apparve come un incidente causato da un’auto pirata.
Per i legali le chiamate in correità degli altri imputati non sono sovrapponibili e non costituiscono dunque prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, del coinvolgimento della 50enne di origine brasiliana nell’omicidio di Ravasio.
Secondo la Procura, che ha chiesto per lei l’ergastolo, Pereira avrebbe orchestrato il delitto per motivi economici insieme ad altri sette imputati. La difesa ha invece contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che le dichiarazioni dei coimputati sono prive dei necessari riscontri e caratterizzate da numerose contraddizioni.
Nel corso dell’udienza Pereira ha reso dichiarazioni spontanee. «Voglio che facciate luce su quello che è successo», ha affermato. «Non c’era alcun motivo economico. Non avevo bisogno di far fuori Fabio». La donna ha inoltre sostenuto di essere stata vittima di stalking da parte di Massimo Ferretti, suo ex amante, e di aver scoperto che quest’ultimo cercava qualcuno per uccidere Ravasio dopo l’accaduto. «Ho rischiato anch’io», ha dichiarato, denunciando una presunta «manipolazione mediatica» della vicenda. Pereira ha inoltre lamentato la scomparsa di un telefono cellulare e il mancato recupero di elementi che, a suo dire, avrebbero potuto contribuire alla sua difesa. «La verità è stata nascosta. Ho diritto a essere tutelata», ha detto rivolgendosi ai giudici.
Al termine delle dichiarazioni dell’imputata, il presidente della Corte, Giuseppe Fazio, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valuti la sussistenza del reato di calunnia in relazione ad alcune accuse formulate dalla donna durante il processo. Conclusi gli interventi delle difese e le dichiarazioni spontanee dell’imputata, la Corte d’Assise si è ritirata in camera di consiglio per la sentenza, attesa per oggi.
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