IL PROCESSO
«Incarnazione del male». Chiesti cinque ergastoli
Pene minori per gli altri complici di Adilma. La vittima Fabio Ravasio, ucciso a Parabiago
Ergastolo per Adilma Pereira Carneiro, Marcello Trifone, Fabio lavezzo, Mohamed Dahibi e Mirko Piazza. Venticinque anni per Massimo Ferretti e Igor Benedito e 9 anni e 4 mesi per Fabio Oliva: ha parlato per ore, ieri, lunedì 4 maggio, il pubblico ministero Ciro Vittorio Caramore e non avrebbe potuto fare altrimenti per ricostruire ruoli e responsabilità nell’omicidio di Fabio Ravasio.
INTUIZIONE FONDAMENTALE
Le mani tra i capelli color mogano (l’henné in carcere è consentito), le lacrime agli occhi, le espressioni di dissenso, Adilma ha dovuto ascoltare senza replicare. «L’unica cosa autentica in lei è la professione della magia nera, non si può comprenderla prescindendo dalle pratiche della quimbanda. Adilma non è capace di dire la verità, è l’incarnazione del male, strumentalizza chiunque per denaro, manipola i figli fin dalla nascita. Lei è la mandante dell’omicidio e aveva tre obiettivi: l’eredità, la polizza sulla vita e il fondo delle vittime della strada. La madre di Fabio sarebbe stata la prossima a morire. Adesso è facile dire che i documenti falsificati avrebbero impedito di accedere al patrimonio: intanto il Comune di Parabiago ci era cascato, siamo stati bravi a capire subito che la morte di Ravasio fosse un omicidio» è la sintesi della requisitoria.
UN SOLO SCONTO
Il meccanico Fabio Oliva beneficia del rito abbreviato perché a parere del pm non partecipò all’accordo diabolico quindi viene meno la premeditazione, che è l’aggravante che porta all’ergastolo. «Fammi partire la macchina perché devo investire mio marito», gli disse Adilma il 9 agosto 2024, ossia il giorno stesso del falso incidente, ma alla riunione preparatoria non c’era e questo fa la differenza. Mano leggera anche su Ferretti, l’ex amante della cinquantunenne brasiliana e co-regista della messinscena: «Ha parlato, ha detto tante cose, ha dato un contributo importante». E Lavezzo? La sua strategia è stata «quella dell’inquinamento probatorio, ha ingannato gli inquirenti». Pena perpetua anche a Trifone «perché è pericoloso». Il giorno prima del delitto, con candore fanciullesco, chiamò Adilma per dirle di aver incrociato Ravasio in bici: «Lo avrei investito ma avevo una macchina dietro». La prossima udienza in corte d’assise, l’8 maggio, sarà dedicata alla discussione delle parti civili.
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