IL CASO
“Dimenticata” da 5 mesi in un obitorio in Croazia
La donna di Laveno, morta a Fiume, non ha parenti. Al Comune spetta il costo del servizio funebre (7.500 euro)
”Parcheggiata” per quasi cinque mesi in una camera mortuaria in Croazia. E nessuno - un famigliare, un amico, un semplice conoscente della defunta - si è fatto avanti per reclamare la salma. E così alla fine sarà l’amministrazione municipale di Laveno Mombello, paese in cui la donna ha avuto l’ultima residenza, a farsi carico del rientro in Italia e delle esequie, il cosiddetto “funerale di povertà”.
L’APPELLO DEL CONSOLATO
È stato il Consolato generale d’Italia a Fiume a contattare nelle scorse settimane il Comune in riva al lago Maggiore per annunciare che all’obitorio della città croata è custodito, da dicembre del 2025, il cadavere di una donna di 73 anni la cui identità, negli atti pubblici, è coperta dal termine “omissis”. Dalle ricerche dell’ufficio diplomatico non risulta che la signora, a quanto pare morta per cause naturali, avesse parenti o affini in territorio croato. Nessuno, in oltre quattro mesi, si è presentato per chiedere la restituzione della salma per la sepoltura o la cremazione. È però stato accertato che l’ultima residenza conosciuta della donna era nel comune di Laveno Mombello, a circa 550 chilometri di distanza dal luogo del decesso. E quindi il Consolato ha richiesto l’intervento dell’amministrazione del Verbano che dovrà sostenere le spese per il rimpatrio e il funerale.
NESSUN PARENTE O AFFINE
Nella determinazione del settore Affari generali del municipio, finalizzata a stanziare i fondi per il servizio funebre (affidato alle onoranze Lago Maggiore, per un importo di 7.500 euro), si spiega che “dalla ricerca anagrafica non risultano esservi parenti e/o affini, né in linea retta, né in linea collaterale”. Insomma, la donna è morta da sola in Croazia, e neppure in Italia può contare su famigliari che possano prendersi cura di lei almeno per il suo ultimo “viaggio”. Paga tutto il Comune: lo stabilisce la legge.
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