LA SENTENZA
Doppia rapina, tre anni a un giovane marocchino
Condannato il 26enne. Il complice italiano assolto per vizio totale di mente
Una doppia rapina in due tempi. E con un doppio bottino: da una parte una cifra risibile, 5 euro, e dall’altra un telefono cellulare. È la rapina ricostruita prima dalla Procura e poi dal Tribunale collegiale presieduto da Mariolina Panasiti a partire da fatti avvenuti nel 2022 a Cittiglio. Sentenza questa mattina, martedì 31 marzo, con una decisione differenziata per i due imputati. Il collegio ha infatti condannato uno dei due, un giovane di 26 anni di origine marocchina, alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. Mentre per il coimputato, italiano e di qualche anno più giovane, è arrivata un’assoluzione per vizio totale di mente, accompagnata però dall’applicazione di una misura di sicurezza: l'uomo trascorrerà un anno in una Rems, struttura sanitaria per soggetti ritenuti socialmente pericolosi.
I fatti al centro del processo si svilupparono in due distinti momenti, ravvicinati nel tempo. Il primo episodio vide un giovane che aveva appena acquistato delle sigarette in un distributore avvicinato da un gruppo di altri ragazzi. In quel frangente l’imputato italiano gli avrebbe sottratto il denaro appena ricevuto come resto, appunto 5 euro, configurando comunque una rapina.
La vicenda non si sarebbe però esaurita lì. Tornato a casa, il ragazzo avrebbe raccontato quanto accaduto alla madre, che avrebbe deciso di accompagnarlo nuovamente sul posto per chiarire la situazione. E in questo secondo momento si sarebbe verificato un nuovo episodio: mentre la donna stava contattando i carabinieri, l’altro imputato le avrebbe strappato il telefono dalle mani. Altra rapina.
L’intervento delle forze dell’ordine ha poi consentito di formalizzare la denuncia da cui è scaturito il procedimento penale, arrivato ora a sentenza. Il giudice ha quindi distinto le posizioni dei due imputati: da un lato la responsabilità penale con conseguente condanna, dall’altro il riconoscimento di un’incapacità totale di intendere e volere, ritenuta però compatibile con la necessità di una misura di sicurezza sanitaria.
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