DELITTO MACCHI
Ecco i diari di Binda, «pronti a consegnarli»
Saranno esaminati dalla Corte d’Appello
«Siamo pronti a consegnare ai giudici della quinta Corte d’Appello i diari e le agende di Stefano Binda dell’anno 1986 e 1987 sequestrati nella camera da letto della sua abitazione di Brebbia nel corso delle indagini condotte nell’estate e nell’autunno del 2015 e che, poi, sono stati restituiti una volta che la sentenza di assoluzione della Corte d’Assise d’Appello di Milano diventò definitiva dopo la decisione della Cassazione. Diari e agende sono ancora, intatte, nella disponibilità di Binda». Chi temeva che le agende dell’allora liceale diciannovenne potessero essere andate perdute, a sentire il suo storico difensore, l’avvocato Patrizia Esposito, dovrà ricredersi.
Quei «chiari indizi confessori»
Non si tratta di agende qualsiasi. L’allora titolare delle indagini avocate dalla Procura Generale di Milano, la sostituta procuratrice generale Carmen Manfredda, si convinse ben presto che dalla lettura delle pagine delle due Smemoranda (una piccola e una grande) e di un’altra agenda sequestrate nel corso delle perquisizioni emergessero «chiari indizi confessori» da parte del presunto assassino di Lidia Macchi, con cui Binda aveva avuto comuni frequentazioni del mondo di Comunione Liberazione varesino. Convincimento in seguito fatto proprio anche dall’allora gip del Tribunale di Varese, Anna Giorgetti, che il 15 gennaio 2016 emise la misura cautelare in carcere per Stefano Binda.
1.286 giorni di ingiusta detenzione
Per quale ragione il collegio della quinta Corte d’Appello, chiamato per la terza volta a valutare la richiesta di Stefano Binda di ottenere la riparazione per i suoi 1.286 giorni di ingiusta detenzione patiti nel corso del procedimento penale legato all’omicidio della studentessa universitaria di Casbeno, ha deciso di vedere e toccare con mano i diari? Le ragioni le hanno spiegate i giudici durante l’udienza del febbraio scorso: «Nelle due sentenze con cui sono state annullate con rinvio le due ordinanze della Corte d’Appello che avevano disposto un indennizzo in favore del richiedente, la Cassazione ha sempre censurato il fatto che la Corte d’Appello non avesse mai provveduto ad effettuare una sua valutazione autonoma su tutta una serie di condotte colpose che sarebbero state poste in essere da Binda», aveva spiegato Giuseppina Barbara, la giudice a latere del nuovo collegio presieduto dalla collega Flavia Nasi e del quale fa parte anche Ilaria De Magistris.
«Per questo», aveva proseguito la giudice, «riteniamo sia assolutamente indispensabile l’acquisizione integrale e in originale a cura della cancelleria di tutti gli atti del procedimento penale - dal fascicolo delle indagini preliminari a quello del giudizio - nei confronti di Binda. Inclusi gli oggetti e i documenti sequestrati nella sua abitazione di Brebbia nel corso delle indagini condotte nell’estate e nell’autunno del 2015».
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