OMICIDIO MACCHI
Indennizzo a Binda, storia infinita: si ricomincia
I giudici di Milano di nuovo incaricati dalla Cassazione della questione risarcimento per ingiusta detenzione: «Serve panorama completo, leggeremo le agende»
Preso atto del secondo annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, ieri – mercoledì 25 febbraio – la quinta Corte d’Appello di Milano, riunitasi in nuova composizione, ha impresso un deciso cambio di strategia rispetto alla richiesta di Stefano Binda, portata avanti dall’avvocato Patrizia Esposito, di ottenere la riparazione per i suoi 1.286 giorni di ingiusta detenzione patiti nel corso del procedimento penale legato all’omicidio di Lidia Macchi. Un procedimento caratterizzato prima dalla sentenza di condanna all’ergastolo della Corte d’Assise di Varese, convinta che la poesia-confessione “In morte di un’amica” (la presunta prova principe) fosse stata scritta da lui, e poi dal verdetto di assoluzione con formula piena della Corte d’Assise d’Appello di Milano, a sua volta confermato dalla Cassazione.
CONDOTTE CON PROFILI DI COLPA?
«Nelle due sentenze con cui sono state annullate con rinvio le due ordinanze della Corte d’Appello che aveva disposto un indennizzo in favore del richiedente, la Cassazione ha sempre censurato il fatto che la Corte d’Appello non abbia mai provveduto ad effettuare una sua valutazione autonoma su tutta una serie di condotte colpose che sarebbero state poste in essere da Binda», ha spiegato Giuseppina Barbara, la giudice a latere del nuovo collegio presieduto dalla collega Flavia Nasi e del quale fa parte anche Ilaria De Magistris. «Per questo, riteniamo sia assolutamente indispensabile l’acquisizione integrale e in originale a cura della cancelleria di tutti gli atti del procedimento penale – dal fascicolo delle indagini preliminari a quello del giudizio – nei confronti di Binda. Inclusi gli oggetti e i documenti sequestrati nella sua abitazione di Brebbia nel corso delle indagini condotte nell’estate e nell’autunno del 2015». «Non abbiamo nessuna intenzione di esondare dai nostri compiti. Al contrario, vogliamo avere un panorama completo dell’intera vicenda giudiziaria. Riteniamo che ci sia una giurisprudenza di legittimità costante e pacifica che ci attribuisce poteri istruttori d’ufficio in questi casi», ha precisato la presidente Nasi. «Siamo convinti che l’acquisizione della totalità del fascicolo sia l’unico modo per valutare se le condotte di Binda attenzionate dalla Cassazione siano accettate o implichino profili di colpa». «Dato che ci sono atti della Procura che dicono che le agende del 1987 rinvenute a casa di Binda avevano le pagine strappate e la sentenza di Corte d’Assise d’Appello lo esclude, non è il caso di vederci chiaro?», ha insistito la giudice relatrice Barbara. «Lo stesso discorso vale per la frase “Stefano è un barbaro assassino” sul retro di un testo fotocopiato di una versione di greco: l’ha scritta lui o un suo compagno di classe mesi prima del delitto? E com’è che in sede di indagine si è detto che Binda conosceva e frequentava casa Macchi e poi la madre di Lidia, come riportato nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello, ha dichiarato di non averlo mai visto? Per valutare se la sua deposizione fu su alcuni aspetti confusa e scarsamente comprensibile non è il caso di avere tutte le trascrizioni delle due udienze e non solo quelle dell’interrogatorio effettuato dalla Procura Generale?»
SI TORNA IN AULA A LUGLIO
L’udienza è stata rinviata ai primi di luglio. Una data troppo ravvicinata? Forse. Parte degli atti, a quanto pare, sono stati ritrasmessi in Procura a Varese. Per di più molti documenti originali, tra cui le famigerate agende tenute da Stefano Binda (inclusa quella con la scritta “Caro Stefano, sei fregato! Dovrebbero strapparti gli occhi o strapparteli con le tue mani per quello che hai visto... e l’hai visto tu”), sono stati restituiti al brebbiese una volta passata in giudicato la sentenza di assoluzione. Sono stati conservati o non ci sono più?
Il servizio completo e l’intervista a Stefano Binda sulla Prealpina di giovedì 26 febbraio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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