L’EVENTO
Filosofarti tra cucina e poesia
Incontro da tutto esaurito al ristorante “Saperi e Sapori” dell’Istituto Falcone con Annitta Di Mineo
«Se la fame e la sete sono gli impulsi primitivi ed essenziali nell’uomo, nella bestia l’associare tali impulsi a valori estetici è un servire la causa della cultura ben più efficacemente che le noiose e oziose dissertazioni morali e filosofiche». Con questa citazione di Gabriele D’Annunzio (Di me a me stesso), Annitta Di Mineo, poetessa gallaratese «ma siciliana di origine, perché le radici non si recidono», ha dato il via a Non di sole lettere si nutrono i poeti., ha tenuto l’incontro tenutosi ieri sera, sabato 22 febbraio, al ristorante “Saperi e Sapori” dell’Istituto Falcone di Gallarate, che ha fuso la lettura di poesie e passi letterari con un percorso gastronomico alla scoperta delle pietanze preferite dai grandi poeti italiani. Ulteriore componente, l’accompagnamento musicale del maestro Loriano Blasutta alla tastiera con brani, tra gli altri, di Erik Satie, di Georg Friedrich Händel e Nicola Piovani. Il tutto si è svolto nell’ambito dell’edizione 2025 di Filosofarti, dedicata al tema Ragione/Sentimento.
«Il nostro festival ha ripreso l’abitudine delle cene filosofiche, interrotte con il Covid. Vogliamo rivivere queste esperienze insieme. La cucina è anche razionalità e questa sera vi aggiungeremo il sentimento con la poesia» ha detto in apertura Cristina Boracchi, organizzatrice della rassegna. Evento da tutto esaurito in sala, con un ricco menù letterario: tramezzini (nome ideato da D’Annunzio), lollipop di pollo su liscia di fave (da Chichibìo e la gru, IV novella della VI giornata del Decameron di Boccaccio), spaghetti alla Ungaretti su ricetta originale del poeta, polpette al pomodoro (oggetto di un racconto breve di Umberto Saba) e frolla alla crema di limoni (da I limoni di Eugenio Montale). Tra una portata e l’altra la lettura, a opera di Di Mineo, di brani tratti dalla Genesi («Per cominciare a parlare di pane, forse conviene cominciare dall’inizio, quando Dio scacciò Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre e, tra le varie punizioni, comminò anche il fatidico Col sudor di tua fronte mangerai il pane«), proverbi veneti («Fin che c’è pane in convento, i frati non mancano»), versi e brani di noti autori.
«La letteratura e l’arte si sono sempre occupate del cibo, pensiamo anche a I mangiatori di patate, o alle madri che allattano, rappresentate in tutti i secoli – ad esempio da Renoir e Frida Kahlo – perché la vita è nutrimento» ha detto di Mineo, ricordando anche «opere cinematografiche come La grande abbuffata e Il pranzo di Babette». L’autrice ha letto anche alcune poesie in tema di guerra, lotta alla mafia e Shoah tratte dal suo ultimo libro Del tempo disumano, candidato lo scorso anno al premio Strega Poesia. Suo il ringraziamento finale: «Al pubblico presente e agli organizzatori, senza dimenticare il docente di sala Rocco Savoini, lo chef De Filippo, il responsabile della ristorazione Luca D’Agostini e i ragazzi di sala e la “Brigata” dei ragazzi di cucina».
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