IL GIORNO DEL DOLORE
Folla per l’addio a Roberto Galparoli
Il funerale a Masnago: chiesta gremita. Lo chef di Varese morto a 57 anni. «Ha lasciato un segno profondo»
«Un cammino che ha lasciato un segno profondo». Il cammino è quello spezzatosi sabato scorso, 25 aprile. La parole sono di don Giampietro Corbetta che ieri mattina, mercoledì 29 aprile, ha celebrato nella chiesa di Masnago il funerale di Roberto Galparoli, il noto chef varesino morto all’età di 57 anni a causa di una malattia inesorabile che lo aveva assalito dallo scorso autunno. Il sacerdote vedendo la chiesta gremita con persone in piedi sui lati e in fondo, e altre ancora rimaste sul sagrato, ha confermato che tanto affetto e tanta vicinanza derivano dall’esempio di vita e di amicizia lasciato da Roberto. Il “cammino dal segno profondo” insomma.
Sì, c’era molta Varese questa mattina a Masnago; anche una rappresentanza giovanile della Pallacanestro Varese, col dirigente Massimo Ferraiuolo, nella quale gioca il figlio di Galparoli. Lunga e commossa l’omelia del sacerdote che ai giovani ha ricordato di «amare la vita» e il valore profondo degli affetti, della famiglia.
Roberto Galparoli lascia la moglie Katia e i figli Filippo e Carola. In prima fila, oltre alla madre, i fratelli di Roberto, Piero e Andrea, la sorella Sara, e la gemella della vedova, Sissi.
Al termine della cerimonia funebre, Piero Galparoli ha ricordato dal pulpito il fratello Roberto con voce spezzata e lacrime che gli rigavano le guance. Il giorno del dolore, con tanta partecipazione per l’ultimo saluto, è stato forse meno pesante.
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