ROMA
Fulminacci, a Sanremo tra sfiga e ironia e un nuovo album in uscita
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - L'altra volta che è stato a Sanremo
era - come dice lui stesso - un "bambino sperduto", era
l'edizione Covid con "i tremendi palloncini al posto del
pubblico, che tra l'altro sono una delle più grandi paure". Oggi
Fulminacci va all'Ariston con spalle un po' più larghe e uno
spirito allegro e rilassato. Grazie a "una canzone giusta perché
onesta come 'Stupida sfortuna' " ma soprattutto con il quarto
album in uscita, "Calcinacci" e il tour per "Palazzacci" che lo
porterà tra i suoi fan. "Ho un pubblico molto fisso - dice - Non
è una cosa da poco, ne vado fiero".
"Stupida sfortuna - racconta - l'abbiamo scritta con Golden
Years, che ha prodotto quasi tutto il mio disco e che sarà il
mio direttore d'orchestra, nel giorno in cui ci siamo
conosciuti. Ha avuto fin dall'inizio un arrangiamento adatto
all'orchestra, non è un pezzo scritto apposta per Sanremo che è
sempre un po' una forzatura, è arrivata in modo molto chiaro e
non ha subito variazioni sin dall'inizio".
L'album Calcinacci in uscita venerdì 13 marzo è anticipato da un
divertente video social a fianco di Pietro Sermonti e sarà
accompagnata da "un vero cortometraggio che racconta il disco in
modo cinematografico". "È una produzione diversa dal solito, -
spiega Fulminacci - suona più minimale, forse c'è meno chitarra
acustica, che era una mia caratteristica principale, c'è una
scrittura un po' diversa, ho ascoltato artisti diversi mentre lo
scrivevo, quindi mi sono fatto influenzare da altre cose, ora
passo la palla al pubblico". Tra i nuovi spunti l'ascolto di
Franco Battiato: "Non faceva parte dei miei mostri sacri, l'ho
capito tardi, però l'ho capito, c'è il minimalismo nel suo
suono, c'è una furba ingenuità che forse ho in qualche modo
rubato".
In Stupida Sfortuna Fulminacci canta: "E passeranno classifiche
e Sanremi / Taxi treni aerei". Quindi un po' la pressione da
podio la sente? "Con la competizione non ho un rapporto, non ce
l'ho mai avuto, non so se perché in realtà ci tengo e quindi
voglio scappare - dice sorridendo - ma finora il mio obiettivo è
quello di essere leggero e divertirmi. Per me il successo è
vedere la gente ai miei concerti contenta che canta le canzoni e
arrivare al maggior numero possibile di persone con una cosa che
mi piace". Se poi dovesse scegliere tra vincere Sanremo o il
premio della Critica non ha dubbi: "Se finisce sul podio poi
devi affrontare quel momento difficilissimo dell'apertura della
busta, in cui stai in tre sul palco e tutta l'Italia ti guarda,
poi magari perdi, e quello è tremendo. Io tra l'altro mi sono
ripromesso di manifestare tristezza e delusione e non gioia per
il vincitore, nel caso in cui dovessi perdere perché penso sia
una reazione più onesta!". E poi ragiona: "La posizione ideale è
quinto, non appena fuori dal podio, che è triste, ma comunque
senza i problemi del podio. Il premio della Critica non lo danno
a me, lo daranno a qualcuno con testi seri, la mia è una canzone
di sentimenti".
Il duetto con Francesca Fagnani lo definisce un "amorevole e
ironico omaggio a un brano che già nasce ironico senza nessuna
intenzione di misurarsi con il mito". "Lei è un personaggio che
stimo e di grande dignità ma anche una persona simpaticissima
che è salita a bordo di questa cosa con un entusiasmo che non mi
aspettavo e con uno spirito molto leggero. Abbiamo l'intenzione
di fare una cosa che strizzi l'occhio al brano degli anni '70 e
quindi anche televisivamente qualcosa di vintage. La tv italiana
è stata di altissimo livello in quegli anni e mi piacerebbe
molto rievocare quell'atmosfera. Francesca Fagnani è una figura
in cui tanta gente si riconosce, sa essere austera e allo stesso
tempo, magari poi lei non sarà d'accordo, anche 'materna', sa
metterti a tuo agio, è anche un po' psicologa". E ancora: "Ho
sempre un po' paura di toccare dei mostri sacri e quindi
attraverso l'ironia un po' mi proteggo. Non sono conosciuto per
le mie doti vocali ma più che altro per le canzoni che scrivo
quindi mi vergogno sempre un po' a fare le cover, anche se ho
tantissimi sogni nel cassetto ma non so se li realizzerò". Sulla
questione Eurovision non ha dubbi: "Se avessi la grande fortuna
di vincere Sanremo, dovrò affrontare questo 'lussuosissimo'
problema e lo farò nel momento in cui mi capiterà".
Impossibile non chiedere l'origine del suffisso "acci": "Io mi
chiamo Filippo Utinacci, un cognome che ho sempre trovato
orrendo e nella mia famiglia abbiamo sempre combattuto per farlo
capire correttamente. La gente tende sempre a mettere una
consonante prima di questa U perché trova inaccettabile che
cominci così. E poi finisce con un suffisso dispregiativo, una
condanna! Poi un carissimo amico di famiglia trovò una soluzione
dicendo Fulminacci che è una parola che esiste, è
un'esclamazione dei fumetti, una specie di parolaccia da
bambini". Da lì a Palazzacci e Calcinacci è un attimo.
"Calcinacci è esattamente quello che mi è successo nell'ultimo
anno. Ho concluso una relazione molto importante e quindi mi
trovo in mezzo alle macerie, questo disco è proprio questo: io
guardo e cerco di ricostruire una casa". Ma qual è il rapporto
tra il romano Fulminacci e la romanissima "sfiga": "Le piccole
sfighe ce le ho tutte, cioè non vinco mai né nei giochi né nello
sport, anzi spesso arrivo ultimo. Avrei dovuto scegliere - ride
- questo come nome d'arte ma era già stato preso. Ma faccio il
lavoro più bello del mondo e sono pieno di persone che mi
vogliono bene". (ANSA).
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