ASSALTO SACRILEGO
Furto in chiesa: rubati sette calici
Nella sacrestia di Santa Margherita a Caronno Pertusella: i ladri hanno aperto la cassaforte
Furto con scasso nella parrocchia di Santa Margherita: dei malviventi si sono introdotti di notte in chiesa per rubare preziosi calici. Ne hanno messi nel sacco sette, riuscendo a far perdere le loro tracce. Il parroco, don Angelo Cavenago, ha sporto denuncia, sperando che le indagini consentano di punire i malviventi e recuperare la refurtiva.
IL FURTO
I ladri, approfittando dell’oscurità e della posizione appartata del vicolo sul retro della chiesa, hanno salito la scala a pioli e, raggiunta una finestra al primo piano, hanno segato le sbarre.
Una volta all’interno, hanno percorso i locali fino alla seconda sacrestia, dove si sono messi all’opera per forzare con un piccone la cassaforte che custodisce gli oggetti liturgici più preziosi: si sono così impossessati di sette calici, alcuni dei quali di valore storico e simbolico per la comunità parrocchiale. Il furto è stato scoperto nelle prime ore del mattino e subito segnalato alle forze dell’ordine. I carabinieri, intervenuti per un sopralluogo, hanno raccolto elementi utili alle indagini e risalire agli autori del “colpo”.
IL BOTTINO
Uno dei calici, con un anello in avorio nell’impugnatura e rubini sul profilo, era appartenuto al cardinale di Caronno Giovanni Colombo: donatogli dal Comune di Milano, lo aveva a sua volta regalato alla sua comunità; un altro era appartenuto al Cardinale Renato Corti, ex coadiutore a Caronno; un altro lo aveva disegnato il caronnese Angelo Caldera per i 25 anni di sacerdozio del parroco don Albino Mandelli.
«Si tratta di beni dei fedeli, nel bene nel male, non della parrocchia - tiene a dire il parroco don Angelo Cavenago - L’amarezza è tanta: fa male pensare che oggetti così sacri siano chissà dove, per rivenderli, quando sono così cari a tutti noi».
IL PRECEDENTE
Un episodio analogo era successo nel maggio del 2024 a Gerenzano, quando qualcuno si era introdotto nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo per rubare proprio quando era aperta. Trovati calici e ostensori, posti in una teca sotto l’altare, il ladro se n’era impossessato per poi tentare di forzare il tabernacolo. Appresa la notizia, la reazione dei parrocchiani era stata d’incredulità e amarezza, ma anche preoccupazione e un diffuso senso d’insicurezza: «Se rubano pure in chiesa, come facciamo a sentirci sicuri a casa nostra?», si domandava qualcuno sui social.
REFURTIVA REDDITIZIA
I furti di oggetti sacri sono sempre più diffusi: sono infatti considerati preziosi anche dal punto di vista storico, artistico ed economico e spesso vengono rivenduti sul mercato nero. In più occasioni i Carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale hanno spiegato che quelli nelle chiese sono furti su commissione, commessi per conto di persone che poi rivendono a caro prezzo la refurtiva: così può capitare di trovare questi oggetti sacri nei mercatini, comprandoli senza nutrire il benché minimo dubbio sulla loro provenienza.
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