L’IMPOSTA
Tassa di soggiorno a Gallarate: soldi e dubbi
Oltre 94mila euro incassati nel 2025. Serati: «Quale sviluppo turistico?»
Una tassa che incassa, ma divide. A Gallarate l’imposta di soggiorno torna al centro del confronto politico, sospesa tra numeri in crescita e una domanda che continua a rimbalzare tra i banchi del consiglio: quelle risorse stanno davvero alimentando lo sviluppo turistico della città? A sollevare il caso è la capogruppo di +Gallarate Sonia Serati, che parte da dati precisi: nel 2025 gli accertamenti hanno raggiunto quota 94.180,55 euro, a cui si aggiungono i 50 mila euro del 2024. «Abbiamo un bel gruzzolo dalla tassa di soggiorno ma non abbiamo voci di investimento», afferma senza giri di parole, parlando apertamente di «paradosso».
«Balzello inutile e fastidioso»
Il nodo, secondo Serati, è nella destinazione delle entrate: la voce di spesa per lo “sviluppo e valorizzazione del turismo” risulterebbe infatti «praticamente ferma». Da qui l’affondo politico: «Se le tasse pagate dai turisti non vengono reinvestite in modo visibile in attrattività, l’imposta diventa una semplice tassa di scopo usata genericamente, perdendo la sua funzione propulsiva». Una critica che chiama in causa la visione complessiva dell’ente: «È chiaro che su questa scelta non c’era visione, mission o obiettivo e a rimetterci è la città».
Ancora più tranchant la posizione di Massimo Gnocchi, che mette in discussione l’imposta alla radice: «Di sicuro l’imposta di soggiorno è un balzello inutile e fastidioso che genera un volume di entrata molto basso - sono previsti - duecentomila euro, e sfavorisce Gallarate rispetto ad altre città». Una lettura che non si limita alla gestione delle risorse, ma contesta l’efficacia stessa dello strumento, considerato poco competitivo in un territorio già segnato dalla concorrenza.
La replica di Aspesi (Lista Cassani)
Dalla maggioranza, la replica del capogruppo della lista Cassani, Michele Aspesi, prova a spostare il baricentro del ragionamento: «Quando si parla di turismo ci sono una serie di altri interventi, magari più strutturali, che contribuiscono a rendere la città più attrattiva», dice, evidenziando che l’impatto delle politiche turistiche non si esaurisce nei capitoli di bilancio ma si intreccia con opere, servizi e riqualificazioni più ampie.
Sistema invariato
Nel frattempo, il sistema tariffario resta invariato e modulato per tipologia di struttura: 5 euro per gli hotel a cinque stelle, 3 euro per le strutture a tre e quattro stelle, 2 euro per una e due stelle, 1,50 euro per le realtà extra alberghiere. Cifre contenute, ma sufficienti a generare un gettito che, proprio per la sua natura vincolata, finisce inevitabilmente sotto la lente della politica.
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