IL VERDETTO
Gallarate: auto fantasma, la sinti patteggia
Due anni e mesi per una truffa da 300.000 euro
In pochi giorni, insieme ai suoi complici, la sinti ventiseienne processata ieri, giovedì 19 agosto, era riuscita a truffare oltre 300mila euro. Ma a quanto pare il suo ruolo nel business delle auto fantasma è stato ritenuto marginale visto che ha accolto il patteggiamento concordato tra l’avvocato Francesca Cramis e il pubblico ministero: una condanna a due anni e quattro mesi, con remissione in libertà.
«Valuterò se presentare una richiesta di attenuazione ulteriore della detenzione», annuncia l’avvocato Cramis. La decisione del gup di Venezia Francesca Zancan ha scontentato la decina di parti civili costituita che si aspettava un risarcimento sia dalla gallaratese che dagli altri imputati. Ma tutti, tranne uno che ha chiesto il rito abbreviato, hanno patteggiato e quindi sfuma la speranza di recuperare anche solo una parte dei soldi versati per comprare una macchina inesistente.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti veneziani, la sinti e gli altri complici a Mestre avevano realizzato un affare perfetto dietro le vetrine di Ferrari Motors. Il concessionario esponeva auto tedesche di classe medio-alta che la banda mostrava e faceva provare ai potenziali clienti: Bmw, Audi, Mercedes usate come esca, proposte a un prezzo di mercato quasi stracciato che faceva gola agli acquirenti.
Sui siti internet venivano pubblicizzate come usati di importazione, poi però le carte di circolazione risultavano fasulle.
La gallaratese - legale rappresentante della società - e i suoi tre collaboratori più stretti riuscivano a far sottoscrivere contratti di compravendita (falsi), a farsi versare le caparre e in alcuni casi anche a ottenere il saldo dell’intero valore del veicolo.
Qualcuno arrivò pure firmare un bonifico di 30mila euro, dopo aver già lasciato un acconto. La stessa macchina però veniva venduta a più clienti: così, intascati i soldi, gli imputati sparivano dalla circolazione, procrastinando la consegna del veicolo con la scusa dell’emergenza sanitaria del covid 19 (gli episodi contestati vanno infatti da fine febbraio a inizio marzo 2020).
Intanto il denaro veniva dirottato dai conti aziendali su conti intestati a soggetti compiacenti. Dopo di che le somme venivano prelevate, restituite e versate su altri conti corrente. Le indagini, partite dalla denuncia dei consumatori beffati dalla nomade gallaratese, hanno presto individuato i soggetti chiave dell’organizzazione che stava già ponendo le basi per trasferire l’attività a Sassuolo, in provincia di Modena.
«Abbiamo comunque dimostrato che la mia assistita non ha avuto pesanti responsabilità nella vicenda», dice Cramis.
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