NOIR; NOTE E MISTERI
Gallarate: giallo in musica
Alla Sala Impero col pianista e scrittore Marco Marcuzzi
Un pomeriggio a tinte noir tra omicidi e misteri, scandagliando le recondite pulsioni dell’essere umano. Parte integrante, il fascino inesplicabile dei paesaggi lacustri del territorio coi loro oscuri segreti. Tutti ingredienti di Giallo in musica, oggi, sabato 8 febbraio, alle 16.45 in Sala Impero, nuovo appuntamento della piattaforma La Scintilla (degli autori Adelfo Forni, Alberto e Lorenzo Guenzani) in collaborazione con Collana Galerate e Pro loco cittadina, con conduzione di Anna Lorenzini. Protagonista Marco Marcuzzi, trevigiano trapiantato in Valcuvia, attivo come pianista e compositore per cinema e teatro, nonché autore d’una decina di gialli che presenterà al pubblico: dal suo esordio, Lo speziere di Porto Valtravaglia del 2014, a Oscuri delitti ad Agra del 2024. Mattatore di gran parte delle storie Florio, commissario filosofo, forse pronto per lo sbarco in tv: «Alcuni addetti ai lavori hanno riconosciuto nei suoi episodi gli elementi per farne una fiction» rivela Marcuzzi.
Com’è nato l’incontro con la scrittura?
«Anni fa tornai dagli Stati Uniti dopo una bellissima esperienza professionale. Mi scoprii in crisi con la musica e il lavoro, non volevo più far nulla. Non che fossi depresso: forse stavo solo cambiando muta. Trovai nella scrittura il modo per esprimermi. Musica e letteratura sono per me complementari: ciò che posso dire con l’uno non posso dirlo con l’altro».
Perché ha scelto il genere giallo?
«Mi permette di narrare miserie umane che con la musica non potrei raccontare: con questa compongo cose più romantiche e melodiche, col primo insisto sul cinismo e approfondisco aspetti dell’animale-uomo, oltre che psicologici e filosofici. Esempio: esiste la giustizia? Florio pensa così: “Quando consegno un assassino alla legge ho raggiunto la verità ma non so se sono anche nel giusto».
Nelle sue opere emerge il legame col territorio, con il lago in particolare.
«Un territorio non in formato cartolina, s’integra con la narrazione. Ricorre l’aspetto di luoghi con fascino e bellezza, con l’humus locale e la questione dialettale. Soprattutto nei paesini del lago, apparentemente freddi, vi sono persone con un senso dell’umorismo da non invidiare a quello toscano. Ci sono gli aneddoti di vita dei vecchi, una ricchezza di fantasia. Amo esaltare questo aspetto, con siparietti dialettali. Anche grandi giallisti come Simenon e Agatha Christie avevano uno spiccato senso dell’humour che fa da contraltare al mistero: due facce della stessa medaglia».
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