L’ANTIDOTO AL DISAGIO
Il teatro e la musica raccontano le fragilità
“Non esistono ragazzi cattivi”: sul palco del Maga di Gallarate sfilano vite difficili fatte di errori e ripartenze
Un titolo che graffia e apre una crepa nelle certezze: «Non esistono ragazzi cattivi». Nella sala Arazzi del Museo Maga a Gallarate questa sera - mercoledì 18 marzo - l’evento prende forma come un viaggio dentro le fragilità e le possibilità, dove le storie non chiedono giudizio ma ascolto. Tra musica e parole, il confine tra palco e platea si dissolve, lasciando spazio a un confronto che tocca corde profonde del vivere sociale. «La cultura è un luogo di incontro e una leva contro il disagio giovanile» afferma l’assessore alla Cultura di Regione Lombardia, Francesca Caruso.
Un progetto tra teatro e vita
La serata si costruisce come un racconto corale. Sul palco non salgono attori, ma vite: giovani che hanno attraversato fragilità, errori e ripartenze. Il teatro e la musica diventano strumenti di inclusione, ponti tra esperienze difficili e possibilità nuove. Non semplice spettacolo, ma un progetto culturale capace di trasformare la narrazione in occasione di confronto, coinvolgendo il pubblico in uno sguardo più profondo sul mondo giovanile. Il presidente del Maga, Mario Lainati, sottolinea il valore dell’iniziativa: «Passare da museo come luogo di esposizione a spazio di incontro e confronto su temi sociali è fondamentale. Non esistono ragazzi cattivi, ma forse esistono adulti che faticano a comprendere». Un invito a spostare il punto di vista, senza etichette.
Caruso: “La cultura come luogo di incontro”
A raccontare la genesi del progetto è l’assessore Caruso. Un percorso nato quasi per caso, racconta, «scorrendo i social e scoprendo la realtà di Kayros», poi diventato un progetto concreto. «Questi ragazzi parlano di errore ma anche di coraggio. Dicono “ho sbagliato”, cosa che noi adulti fatichiamo a fare. E diventano un esempio». Un percorso che punta a trasformare storie difficili in esempi positivi, capaci di generare ascolto e consapevolezza. Per Caruso, la cultura è «il primo antidoto al disagio giovanile», capace di avvicinare anche i più fragili attraverso linguaggi come musica e teatro. Un impegno che si traduce in eventi, scuole e spazi pubblici, con l’obiettivo di costruire comunità.
Don Burgio: “Oltre le etichette”
Sulla stessa linea Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria e fondatore dell’associazione Kayros, che da anni lavora con i giovani in difficoltà: «Non partiamo da un’etichetta. Dietro ogni errore c’è una richiesta d’aiuto». Un approccio che ribalta la narrazione dominante: «Se una persona viene definita “cattiva”, rischia di restarlo per sempre. Ma se si evita quell’etichetta, tutto può cambiare». Burgio racconta storie di trasformazione concreta, percorsi in cui i ragazzi non solo si liberano dal passato, ma diventano risorsa per gli altri. La serata del Maga si chiude così, senza una morale confezionata ma con una domanda sospesa: quanto siamo disposti, davvero, a guardare oltre le etichette? Il progetto, tra palcoscenico e testimonianza, diventa così una lente nuova. Non per assolvere, ma per comprendere. Perché dietro ogni storia, anche la più complicata, può nascondersi un futuro ancora da scrivere.
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