NELLA CATTIVA SORTE
Marchese sedotto e abbandonato
Dopo le nozze in Comune la moglie si è dileguata. Matrimonio mai consumato. E lui presenta denuncia
Si sposò il 7 marzo 2020, un giorno prima della paralisi totale del mondo intero, imposta dal Covid. Premessa nefasta per un matrimonio mai consumato, ma ancora valido davanti allo Stato, nonostante la moglie si sia volatilizzata. Per questo il quarantenne di blasonata famiglia nobiliare si è rivolto alla procura denunciando la coniuge per violazione degli obblighi di assistenza familiare: si sentiva illuso e abbandonato dalla marocchina per cui aveva perso la testa e il boccone amaro non l’ha ancora digerito.
Il fascicolo era approdato sul tavolo del pubblico ministero Flavia Salvatore, che dopo un attento vaglio della vicenda, decise di chiedere l’archiviazione.
Il marchese, per il tramite dell’avvocato Gaetano Cianciulli, fece opposizione ma il gip Piera Bossi nei giorni scorsi ha dichiarato l’atto inammissibile: non avendo mai vissuto sotto lo stesso tetto viene meno il reato stesso, è la sintesi della decisione del giudice. A questo punto il nobile proseguirà la sua battaglia in sede civile, innanzitutto portando avanti la separazione.
I due si erano conosciuti su un sito internet, ma non di quelli che facilitano incontri volanti o sesso virtuale. Era seria la ragazza, proprio come la desiderava lui e frequentandola anche nella vita reale, concreta, si convinse che fosse la sua metà esatta. Lei viveva in una casa popolare della periferia di Gallarate ed era di fede musulmana e di tradizioni patriarcali.
La proposta di nozze non le dispiacque e così la coppia mise in moto la macchina dei preparativi. Festa di fidanzamento ufficiale davanti alle famiglie, usanza inderogabili a certe latitudini, anello con diamante di caratura non lieve, preparazione del nido d’amore, regali senza badare a spese, la dote prevista nell’Islam, cerimonia e rinfresco. Il 7 marzo 2020, celebrazione con rito civile in Comune a Gallarate.
Finito il party con amici e parenti la sposina spiazzò tutti: «Non posso venire a casa con te, prima di convivere dobbiamo trascrivere l’atto secondo il rito islamico», ricordandogli che per la sua religione si tratta di un contratto bilaterale di diritto civile, senza il quale non esiste il donativo nuziale. Sta di fatto che tra il lockdown iniziato l’indomani, lo sconcerto dello sposo, le incomprensioni di vario ordine e grado, quel matrimonio non si è mai perfezionato e la marocchina è sparita nel nulla, senza neppure restituire il brillocco di fidanzamento. Per il codice penale non c’è nulla di illecito. Di discutibile restano solo le modalità.
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