DOPO I FATTI DEL 2001
«Giuliani incapace di intendere e di volere»: chiuso il processo
Accusato di aver diffamato il colonnello dei carabinieri Cappello, presente a Genova nei giorni del G8 in cui morì il figlio Carlo
Si chiude con una sentenza di non doversi procedere il processo per diffamazione a carico di Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il giovane morto durante gli scontri del G8 di Genova del 2001. Oggi, martedì 12 maggio, il giudice del Tribunale di Varese Alessandra Sagone ha dichiarato infatti il non doversi procedere nei confronti dell'imputato sulla base dell'esito della perizia psichiatrica disposta nei mesi scorsi.
LA PERIZIA
Il perito nominato dal tribunale, lo psichiatra Lorenzo Mapelli, ha concluso che l'uomo, quasi novantenne, è totalmente incapace di intendere e di volere e dunque incapace di stare in giudizio. Una condizione collegata al grave decadimento cognitivo già documentato attraverso certificazioni mediche prodotte dalla difesa, rappresentata dall'avvocato Gilberto Pagani.
LE ACCUSE
Il procedimento si celebrava a Varese per presunte frasi diffamatorie rivolte al colonnello dei carabinieri Claudio Cappello, che qui risiede e qui è stato comandante provinciale dell'Arma – all'epoca dei fatti di Genova capitano e comandante della Compagnia di Alba – presente in piazza Alimonda il giorno in cui Carlo Giuliani venne ucciso dal colpo di pistola esploso dal carabiniere Mario Placanica. Secondo l'accusa, Giuliani senior, nel corso di alcune interviste televisive trasmesse cinque anni fa da La7, Sky TG24, Rai News24 e Rai 3, avrebbe attribuito a Cappello responsabilità gravissime sostenendo che il militare avesse organizzato una «trappola» e un'«imboscata» ai danni dei manifestanti, manomesso la scena del crimine e ostacolato le indagini. In alcune dichiarazioni aveva inoltre collegato il nome dell'ufficiale anche all'omicidio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin, avvenuto a Mogadiscio nel 1994.
LA DECISIONE
Il colonnello Cappello si era costituito parte civile assistito dall'avvocato Luca Marsico, con richiesta di risarcimento dei danni. Proprio il legale della parte civile ha ottenuto oggi che venisse espunta dalla relazione una parte nella quale il consulente indicava Giuliani incapace di intendere e di volere anche all'epoca delle dichiarazioni finite al centro del processo. Un passaggio rimosso poiché il giudice, nel formulare il quesito al perito, non aveva chiesto una valutazione retrospettiva sulle condizioni mentali dell'imputato al momento delle interviste. La decisione lascia così eventualmente aperta la strada di un'azione civile per il risarcimento dei danni lamentati dal militare.
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