IN TRIBUNALE
«Guardrail irregolare»: scatta la prescrizione
Reato estinto per tre dipendenti Anas. Ma due imputati rinunciano
«Il guardrail non era a norma». Con questa accusa, cinque dipendenti di Anas sono finiti a processo per lesioni stradali ai danni di un automobilista rimasto ferito, dopo essere stato colpito al viso dalla barriera protettiva, nell’incidente avvenuto il 5 agosto 2018 sulla Statale 233. Ma il reato ormai è prescritto e quindi il procedimento si è chiuso con una sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato. Ma non per tutti: solo per tre imputati (difesi dagli avvocati Gianpiero Maccapani, Saverio Stellari e Serena Sardano), poiché gli altri due, dirigenti regionali dell’Azienda Nazionale Autonoma delle Strade Statali, hanno rinunciato alla prescrizione perché, convinti di essere innocenti, puntano a ottenere l’assoluzione nel merito. Il giudice Stefania Brusa ha quindi fissato altre udienze, tra ottobre e novembre, per completare l’istruttoria.
IL PROCESSO
Inizialmente era stato aperto un fascicolo contro ignoti, poi erano state indagate cinque persone – dai cantonieri di zona fino ai dirigenti Anas – e così, tra un rinvio e l’altro è stata superata la soglia dei sette anni e mezzo. Nel processo si è costituito parte civile (con l’avvocato Caterina Monestier) il conducente della Alfa Romeo, un agente di polizia locale che quella sera tornava a casa dal lavoro.
L’INCIDENTE
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo viaggiava in direzione di Cunardo e stava per iniziare la manovra di sorpasso del veicolo che lo precedeva, quando quest’ultimo frenò. «C’era un cerbiatto a bordo strada», hanno raccontato i testimoni. Per questo la conducente prima rallentò, poi si fermò. L’autista della Giulietta non riuscì a evitare l’impatto con l’altra vettura, perse il controllo del volante e l’Alfa si ribaltò, concludendo la corsa contro il guardrail. E la barriera si conficcò nell’abitacolo, ferendo gravemente al volto il 34enne, poi sottoposto a interventi di chirurgia maxillo-facciale. Stando al consulente della Procura, la responsabilità è da imputare alla barriera non regolare, che dopo quell’incidente fu sostituita con un altro modello.
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