LEGGIUNO
Due famiglie salvate dalla Canottieri Renese
Il viaggio in pulmino fino al confine con Moldavia e Romania
Sono arrivati domenica sera, poco prima di mezzanotte, stanchi, ma sani e salvi, i profughi in fuga da Kiev recuperati dalla Canottieri Renese che ha affrontato un viaggio di quasi 4.000 chilometri per andare a prenderli e portarli qui.
L’ODISSEA
Per le due famiglie tratte in salvo è stata un’odissea. Un viaggio lunghissimo iniziato fuggendo in auto, continuato a piedi e in autostop, fino all’incontro con il pulmino della Canottieri Renese che li aspettava al confine tra la Moldavia e la Romania. Entrambe le madri profughe sono docenti universitarie di inglese a Kiev. Una ha due figli di 10 e 16 anni; l’altra due ragazze ventenni, una già laureata in ingegneria informatica e l’altra che avrebbe dovuto discutere la tesi in restauro a breve.
L’ALLENATORE
Intenso anche il viaggio intrapreso giovedì, praticamente senza preavviso, da Luca Stroppa, dipendente di Leonardo e allenatore dei bimbi alla Canottieri Renese. Il trentasettenne, saputo che una signora Ucraina aveva necessità di recuperare la figlia e i nipoti in fuga da Kiev, non ha esitato a mettersi a disposizione e, ad eccezione di qualche pausa, ha guidato praticamente ininterrottamente fino a domenica sera, quando è tornato a Reno di Leggiuno. A disposizione del gruppo solo un sacco di generi alimentari e le medicine destinate alla bambina che al momento della partenza non stava bene. Mentre Luca era in viaggio, tutte le famiglie che gravitano sulla Canottieri hanno allestito nel centro sportivo una sorta di magazzino per stoccare aiuti per le due famiglie. Chi ha portato vestiti, chi prodotti per l’igiene, chi generi di conforto. «Ripartirei anche dopo domani, dopo aver recuperato il sonno perso - racconta Luca -. È stato un viaggio che mi ha completato come persona. Impossibile descrivere le emozioni che ho vissuto».
AL CONFINE
All’inizio la meta avrebbe dovuto essere Criva, città dove è situata la dogana tra Ucraina e Moldavia. Ma le famiglie in fuga sono riuscite a trovare un passaggio da volontari rumeni fino al confine tra Moldavia e Romania. Lì venerdì sera, mentre iniziava a nevicare, è avvenuto l’incontro. Poi qualche ora in albergo per riposare e la lunga coda alla dogana ungherese, dove il gruppo è rimasto 9 ore dietro a una cinquantina di auto, tutte di profughi in cerca di salvezza.
DOGANA ALLE SPALLE
«Il ricordo più struggente è stato quello del pianto delle due famiglie quando ci siamo lasciati la dogana alle spalle. Probabilmente in quel momento è stato chiaro che si stava abbandonando la propria casa, i propri affetti, e che la vita sarebbe rimasta sospesa per chissà quanto tempo», racconta Luca. Le comunicazioni con i mariti, uno dei quali è colonnello, non sono facili. E le due famiglie non sanno se le proprie case siano ancora in piedi. Hanno portato con sé poche cose: praticamente solo i documenti che certificano gli studi fatti, nella speranza di trovare presto un lavoro in Italia. La bimba più piccola ha tenuto stretta a sé per tutto il viaggio la gabbietta con il criceto, ma il cane lo ha lasciato al papà, per fargli compagnia, nella speranza di rivedersi presto: ma dove? Quando? Nel frattempo a Reno è gara di solidarietà per aiutare le donne a trovare un lavoro. Una delle due mamme è “perfezionista” di inglese, e potrebbe dare lezioni o lavorare in qualche azienda o istituto scolastico; la figlia cerca un impiego nel campo informatico.
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