LE OPINIONI
Il Diavolo veste Prada, e le altre maison che se lo contendono
Per l’uscita del sequel del film cult i designer hanno fatto a gara per aggiudicarsi i costumi e entrare nella storia come i look del primo capitolo
C’è chi si è fiondato nelle sale dopo l’uscita de Il Diavolo veste Prada 2 e chi mente: al cinema dal 29 aprile, il sequel dell’amatissimo film del 2006 – diretto da David Frankel e basato sull’omonimo romanzo di Lauren Weisberger – offre una visione “liberamente ispirata” all’industria della moda e alle sue dinamiche, tra lusso sfrenato e rapporti spietati. Vent’anni fa, il film era stato uno tsunami in chiave fashion, tanto che, ancora oggi, dialoghi e outfit sono rimasti scolpiti nella memoria collettiva: dal «floreale a primavera» al maglioncino ceruleo e, poi, il total look Chanel con cuissardes neri di Andy Sachs (Anne Hathaway), fino alle cinture a vita alta di Emily (Emily Blunt) e alle pellicce di Miranda (Meryl Streep), ogni dettaglio è stato studiato per sorprendere da Patricia Field, candidata all’Oscar per il guardaroba del film e nota per essere la mente dietro ai look di Sex & The City. Per il secondo capitolo, il testimone passa a Molly Rogers, costumista che ha immaginato l’evoluzione degli iconici personaggi de Il Diavolo veste Prada 2, ma con un imprevisto vantaggio: questa volta, infatti, maison e designer hanno fatto letteralmente a gara per vestire i protagonisti e guadagnarsi, si spera, un posto nella hall of fame della moda al cinema.
© Riproduzione Riservata


