COME VANNO LE COSE
Il Made in Italy che batte Trump
Il Belpaese tra i top esportatori mondiali, affianca il Giappone. L’analisi del report elaborato dal Mimit e coordinato da Marco Fortis
Dobbiamo preoccuparci della tenuta del tessuto economico italiano, oppure la fama e la forza della firma Made in Italy, sono un’ancora in grado di tenere a galla il Paese in qualsiasi situazione? L’interrogativo è lecito a poco più di un anno di distanza dalle prime minacce economiche - leggi dazi - di Trump e con una guerra in corso, sempre iniziata dallo stesso presidente degli Stati Uniti, che ha riacceso la luce di emergenza per il caro energia. Eppure il Made in Italy, vale a dire le imprese di casa nostra, resistono, mantengono le posizioni e conquistano mercati.
A metterlo nero su bianco è il report "Le nuove sfide del Made in Italy", uno studio elaborato dal Mimit e coordinato dal vicepresidente e direttore della Fondazione Edison, Marco Fortis, in vista della Giornata Nazionale del Made in Italy del prossimo 15 aprile.
L’Italia consolida il proprio posizionamento tra i principali esportatori mondiali, affiancando il Giappone al quarto posto, con un surplus commerciale di 122 miliardi di dollari - terzo al mondo dopo Cina e Germania - e una crescita degli investimenti esteri pari al 20% negli ultimi tre anni.
GLI ASSI NELLA MANICA
«Il lavoro che abbiamo realizzato - ha spiegato il professor Fortis - evidenzia come, nonostante le difficoltà del 2025 con i dazi americani, l’export italiano abbia tenuto e, anzi, sia quello cresciuto di più in dollari tra i paesi del G7, anche rispetto alla Cina. L’Italia ha confermato da una parte i suoi punti di forza, che sono la diversificazione dei prodotti esportati e la diversificazione dei mercati, due elementi che ci permettono di ridurre i rischi sull'instabilità geopolitica, e dall’altra ha espresso una forte crescita di nuovi settori come la cantieristica, la farmaceutica, l'aerospazio, la cosmetica, che hanno affiancato la meccanica e i prodotti della moda, dell’agroalimentare e dell’arredo casa come punti di forza del nostro export».
I MERCATI EXTRA UE
Come ha fatto l’Italia ad ottenere questi risultati? La qualità dei prodotti paga sicuramente, ma conta anche un’ottima strategia commerciale, che- in qualche modo- coinvolge anche la Cina. Sì perchè all’inizio del nuovo Millennio molti analisti erano convinti che il futuro dell’export dell’Italia fuori dall’Unione Europea sarebbe stato principalmente in Cina. Ma non è stato così. Il rapporto spiega come la Cina non abbia fatto il botto. «La verità è che il nostro Paese - spiega la ricerca - ha saputo diversificare con più profitto le sue esportazioni extra Ue in altre direzioni, ben più ricettive». Infatti ci sono diversi mercati extra Ue verso cui le esportazioni italiane sono già più alte in valore di quelle verso la Cina. Si tratta, tra gli altri di Svizzera, Regno Unito, Paesi europei non Ue, Mediterraneo orientale, Canada, Oceania, Sudafrica, Giappone, Penisola Arabica, Centro Sud America.
CAMBIO PELLE
La forza del Made in Italy è stata anche quella di non rimanere mai uguale a se stesso, adattandosi ai diversi choc esterni ed evolvendo di continuo. Tessile, abbigliamento, calzature, arredo casa oggi hanno un peso minore nel surplus commerciale dell’Italia. Oggi il valore è generato dalla dalla meccanica, e da un mix di settori e prodotti che negli ultimi tempi hanno assunto un ruolo trainante. C’è un nuovo Made in Italy costituito da farmaceutica, cosmetica, occhiali, alimentari e bevande, cantieristica.
LE 5A
Le filiere classiche del Made in Italy si identificano nelle cinque “A” - Agroalimentare, Abbigliamento, Arredo, Automazione e Automotive - settori in cui l’Italia ha maturato nel tempo una specializzazione profonda.
Tra queste cinque filiere, l’Automazione occupa una posizione peculiare: nata come risposta alla domanda interna di macchinari funzionali alle altre quattro filiere, si è affermata come settore autonomo di assoluto rilievo internazionale. Con la globalizzazione, i prodotti di queste filiere hanno conquistato i mercati mondiali grazie alla qualità, al design e alla capacità di personalizzazione che li contraddistinguono. Anche Varese ha fatto la sua parte: il settore delle macchine utensili, da sempre, è fiore all’occhiello dell’export della nostra provincia. Buone notizie dunque. La sensazione è che una via salvifica esiste. Speriamo riesca a durare nel tempo.
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